L’accoglienza dei migranti in Italia: «A tempo e al ribasso»

Il presidente della Comunità di Capodarco don Vinicio Albanesi denuncia la mancanza di un progetto di integrazione. «Ora l’appalto basato sullo sconto più alto. Non è possibile continuare così» di R. S.

Da una parte l’emergenza degli sbarchi. Dall’altra il silenzio e l’assenza, da parte del “sistema” Italia, di un benché minimo progetto di integrazione. La denuncia arriva da don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, che in un post sul suo blog “L’inquieto” fa il punto sull’accoglienza dei migranti in Italia: «A tempo e al massimo ribasso».

Attualmente, informa il religioso, il ministero dell’Interno comunica alle 103 prefetture d’Italia il numero delle persone che ognuna deve assorbire. «A sua volta il prefetto convoca organismi di vario tipo (associazioni, enti, imprenditori) per richiedere il numero dei posti da assegnare. Contemporaneamente la questura di competenza procede al riconoscimento delle persone, per il rilascio del permesso di soggiorno provvisorio». Tutto in tempi stretti e «alla cieca». Solo al momento dell’arrivo infatti è possibile sapere chi saranno le persone da ospitare, quali lingue parlano e da quali Paesi provengono.

«Un contratto di appalto, con la fissazione del prezzo, è stata la modalità fino ad oggi seguita – scrive don Albanesi -. Di questi giorni il cambio di passo. Sarà bandita una gara, al ribasso, a partire da 35 euro giornalieri a persona accolta. Chi avrà proposto il maggiore sconto, avrà la commessa». E l’appalto dura fino a fine anno. «Cosa avviene delle molte persone accolte non si sa. Come si possa parlare di integrazione è un mistero: nemmeno il vestiario viene trattato in questo modo». Non solo: con l’accettazione della commessa le responsabilità sono tutte di chi accoglie. «Se la persona ha problemi, se ha bisogno di strutture di sostegno, se pone problemi che si prolungheranno nel tempo, nessuna autorità pubblica ne è garante».

Di qui la preoccupazione delle associazioni impegnate nell’accoglienza dei profughi. Per il presidente della Comunità di Capodarco, «non si comprende il silenzio e l’assenza di un minimo progetto di integrazione. Si salva la vita, ma non è sufficiente. Il futuro potrebbe rivelarsi molto più drammatico di quanto si immagini. Le persone più attrezzate forse troveranno una qualche sistemazione. I più deboli e fragili sono destinati a ingrassare le file dei cosiddetti clandestini. Non è possibile – conclude – continuare così».

3 luglio 2014

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