A Kinshasa, lungo la strada del “Sole”

A San Giuseppe al Trionfale il concerto dei The Sun. Nel 2004 miglior band punk italiana. Oggi cantano la fede, sfidando i pregiudizi sulla musica cristiana. Il ricavato a sostegno dei guanelliani in Congo di Elisa Storace

Fate una prova: andate su Google e provate a digitare “vergognarsi di essere” senza cliccare su Invio. La funzione di completamento automatico della versione nostrana del motore di ricerca propone quattro possibilità per terminare la proposizione: “Vergognarsi di essere… vergine”, “vergognarsi di essere… italiano”, “vergognarsi di essere… depressi”, e – dulcis in fundo – “vergognarsi di essere… cristiani”.

In oltre 20.300 pagine web scritte nella lingua di Dante si legge proprio “vergognarsi di essere cristiani”: per oltre ventimila volte, nello spazio digitale che è frontiera della nuova evangelizzazione, il termine “cristiani” è associato a “vergogna”. Per questo un concerto come quello dei The Sun di sabato 7 giugno presos la parrocchia di San Giuseppe al Trionfale merita attenzione. Alla vigilia di Pentecoste, il parroco di questa bella basilica affidata ai sacerdoti della Congregazione dei Servi della Carità Opera don Guanella, don Wladimiro Bogoni, ha infatti deciso di organizzare una veglia particolare, invitando a suonare un gruppo di giovani vicentini etichettati dai media come “rock band cristiana”.

Nati nel 1997 come gruppo punk con il nome di “Sun eats hours”, Francesco, Ricky, Lemma e Boston per dieci anni si esibiscono in Italia e all’estero suonando accanto a grandi nomi come gli Offspring, i Cure e i Deep Purple. Premiati nel 2004 come “Miglior band punk italiana nel mondo”, collezionano copertine di Rolling Stone e concerti sold out, ma ad un certo punto il successo mostra il suo lato oscuro: eccessi di ogni tipo, alcol e droghe rischiano di travolgerli. Il primo a capirlo è il leader del gruppo, Francesco Lorenzi, che inizia un percorso di fede che progressivamente coinvolge anche gli altri.

Oggi i The Sun, che hanno cambiato nome, stile di vita e nei loro testi ora in italiano cantano la fede, possono dire di essersi esibiti per due pontefici, di aver cantato alla Giornata mondiale della gioventù di Rio, ad Assisi, due volte in Terrasanta e di aver portato la propria testimonianza e la propria musica davanti all’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la cultura. Ma, soprattutto, possono andare fieri di aver avuto il coraggio di sfidare il pregiudizio che vede nella musica cristiana solo “musica da oratorio”. «Un coraggio – come spiega il batterista, Riccardo Rossi – che ti viene fuori perché sei così felice che vuoi esprimerlo anche alle altre persone, lo senti proprio come un dovere morale».

Il ricavato del concerto di sabato è stato devoluto per il “Progetto Luce per Kinshasa”, per la costruzione di una casa-scuola per le ragazze madri della capitale congolese. Don Mauro Cecchinato, missionario guanelliano, racconta di queste mamme-bambine, dai 13 ai 16 anni, che vivono per strada perché cacciate o scappate di casa «e ogni sera danno un pezzettino di Valium ai loro piccoli per addormentarli, li lasciano su una stuoia mentre si prostituiscono e li recuperano al mattino», così disperate che spesso quando rimangono incinte buttano i propri figli nel fiume Congo, che attraversa la città, oppure li vendono, per poche centinaia di dollari.

Qualche mese fa Papa Francesco, in visita pastorale alla parrocchia di Santa Maria dell’Orazione, ha detto che occorre pregare per la grazia di essere «sin verguenza» cristiani, e anche per quella di essere «senza paura», nella certezza che «Gesù non ci lascia mai soli». Come hanno cantato sabato i The Sun: «Nessun limite ha l’anima che s’affida al Bene».

9 giugno 2014

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