A rischio nel Lazio le strutture per tossicodipendenti
Secondo il coordinamento delle comunità di recupero la mancanza di risorse porterebbe ad una forte contrazione delle attività terapeutiche e alla chiusura di alcuni centri di Jacopo D’Andrea
«Il Lazio ha fatto storia nella cura delle tossicodipendenze. Grandi progettualità sono nate qui. Ma tutto questo, ora, è mortificato dalla mancanza di risorse». A parlare è Germana Cesarano, presidente del Cearl, coordinamento enti ausiliari regione Lazio, che raggruppa le comunità di recupero per tossicodipendenti. Queste si riconoscono nell’intesa Stato Regione. Del coordinamento fanno parte anche le cooperative che sono di ausilio al contrasto delle dipendenze. Anche il vicepresidente del Cearl, Massimo Bagnaschi, ha parlato di serie difficoltà per questi centri, tanto che è a rischio la loro sopravvivenza. Nell’ultimo quinquennio circa, secondo il Cearl, hanno chiuso «circa cinque comunità» tra quelle appartenenti al coordinamento, che attualmente, conta 27 strutture. Ma entro fine anno «potrebbe chiudere anche la comunità Saman di Latina se la situazione delle quote continua così», precisa Bagnaschi. Per rette s’intendono la cifra giornaliera per ciascun ospite che la Regione paga alle comunità con le quali ha stipulato delle convenzioni. Queste strutture hanno l’obbligo di rispettare degli «standard di qualità alta, come è giusto che sia, anche se sono costosi », afferma la presidente Cesarano.
Le rette sono l’unica forma di entrata legale con cui i centri accreditati dalla Regione possono sostenersi. Con queste fanno fronte a tutte le spese: dagli stipendi del personale medico, «al servizio d’inserimento graduale in comunità, fino a quello di reinserimento sociale post soggiorno», puntualizza ancora Cesarano. Ma le quote più alte, che servono per le comunità residenziali terapeutiche riabilitative, cioè per quelle strutture dove il servizio terapeutico è garantito e l’ospite dimora 24 ore su 24, non superano i 38 euro e 73 al giorno apersona, secondo i dati del coordinamento. «Le rette attuali previste dalla Regione che sono solo 4 (a seconda del tipo di comunità ndr) – si legge in una lettera inviata a maggio 2011 dal Cearl al presidente della regione Lazio e commissario ad acta alla Sanità Renata Polverini – coprono la metà del costo di gestione previsto per una persona tossicodipendente inserita in queste strutture. Le rette pagate dalla regione Lazio sono al momento fra le più basse a livello nazionale». Tra l’altro, «il sistema con cui sono state fissate è fermo dal 2001, ma per continuare a garantire servizi ottimali ci vogliono almeno 60 euro al giorno a ospite per le strutture più qualificate», dice Bagnaschi. Inoltre, il Cearl denuncia anche ritardi nei pagamenti. In media, «la Regione paga le rette ogni sei mesi, ma noi del coordinamento vorremmo che fossero pagate entro 30 giorni dalla presentazione delle fatture relative agli ospiti», afferma Cesarano.
Infine,Vincenzo Palmieri, responsabile del progetto terapeutico della comunità semiresidenziale Villa Maraini di Roma spiega la loro situazione. «Per diversi anni, siamo stati costretti a vendere le nostre rette a banche che ci anticipavano i soldi che poi si facevano restituire dalla Regione. E questo passaggio ci costava perché gli istituti di credito, naturalmente, si prendevano una percentuale». Con il risultato che «la retta – spiega ancora Palmieri – diveniva, di fatto, ancora più bassa». Attualmente, la quota nel Lazio per una comunità semiresidenziale terapeutica riabilitativa è di 24,79 euro al giorno per ospite, secondo dati Cearl. «Il danno maggiore – sottolinea Palmieri – è di trovarsi a non garantire tutti i servizi che diamo ai pazienti che frequentano la nostra comunità».
Inoltre Palmieri sottolinea che per riuscire ad andare avanti la comunità di Villa Maraini è costretta a «pagare gli stipendi con forte ritardo. Ormai è quasi normale ogni due mesi». E, continua, «tra le alternative che si potrebbero indicare per arginare i problemi si prospetta l’abbassamento della qualità dell’offerta oppure la possibilità di cercare forme di aiuto finanziario collaterale alle rette». Sulla situazione economica delle comunità non è stato possibile discutere con la regione Lazio.
27 ottobre 2011