A scuola di pane, per trovare lavoro

Consegnati i primi diplomi del corso organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con l’Associazione dei panificatori. Coinvolti 19 allievi: 5 italiani e 14 stranieri di Elisa Storace

Per fare il pane, quello buono, ci vuole pazienza, perché il pane ha bisogno di lievitare lentamente. Sulla pazienza Mohamed partiva avvantaggiato: per arrivare in Italia ha impiegato sei anni, anche se il suo villaggio in Afghanistan dista da Roma “solo” seimila chilometri. Così ieri mattina, 24 gennaio, ricevendo il diploma da Bernardino Bartocci, presidente dell’Associazione dei panificatori di Roma e Provincia, Mohamed era molto emozionato: seimila chilometri e sei anni fa non avrebbe mai immaginato di diventare un “panificatore”.

Alla consegna dei primi diplomi del corso per panificatori organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, ieri, appunto, da “Romeo”, nel quartiere Prati, c’era aria di festa. Ciascuno dei 19 neo-diplomati, infatti, ha un motivo particolare per festeggiare il traguardo raggiunto. C’è chi come Mabour, che in Tunisia faceva il fornaio, questo mestiere l’aveva già “nelle mani” e ora spera di poterne fare una professione “riconosciuta” – «Un lavoro buono adesso è la mia speranza», dice – e chi, come Mihai, che con i suoi 19 anni è il più giovane del gruppo, è contento di aver imparato le basi di un mestiere: «Mia mamma – confida – in Romania ha fatto la panettiera per 20 anni, ora anch’io spero di poterlo fare qui in Italia».

Il corso – realizzato da Solco srl e promosso in collaborazione con l’Associazione panificatori e il sostegno economico di Adecco Formazione – ha coinvolto 19 allievi, 5 italiani e 14 stranieri, in 238 ore di formazione teorico-pratica, finalizzate all’inserimento nel mondo del lavoro. «Perché abbiamo fatto un corso per panificatori? Perché in Italia il lavoro scarseggia – ha spiegato Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant’Egidio -, ma nell’ambito dell’artigianato c’è forte richiesta di lavoratori specializzati e quindi potenzialità di occupazione». Un ambito su cui Sant’Egidio, proprio in questi giorni, punta anche con un’altra iniziativa: la sfida di portare da Eataly, l’ormai noto salone del gusto, la sua “Trattoria degli Amici”, ristorante di cucina romana in cui lavorano con successo 12 ragazzi diversamente abili.

«Negli ultimi anni i giovani si sono allontanati dal mestiere di panificatore – ha detto Bartocci – ma ora, con la crisi, qualcuno inizia ad accorgersi che è arrivato il momento di riscoprirlo». Un’opportunità in cui spera anche Davide, 44 anni, il più “anziano” degli allievi, che, dopo 15 anni di collaborazione per un’importante ente di ricerca statale interrotti nel 2012 per la crisi, nell’impastare il pane ha trovato nuova speranza: «Anche se abbiamo appena iniziato e abbiamo ancora tanto da imparare, sono convinto che questo mestiere antico possa essere il futuro per molti di noi».

Un’opportunità in cui Walter, 20 anni, romano, non si limita a sperare. «Io sono sicuro – afferma – che lavorerò come panificatore: facendo questo corso ho scoperto che questo non è un lavoro come un altro, ma uno stile di vita. Uno stile che io voglio diventi “quello che sarò da grande”». Così, se il presidente di Solco srl, Salvo Messina, anticipa che Unicoop Tirreno è già pronta ad attivare dei tirocini gratuiti presso le sue strutture, Pierluigi Roscioli, imprenditore e partner dell’evento, ricorda ai giovani diplomati che «fare il pane è semplice, ma fare del buon pane non altrettanto: il futuro di questo lavoro è nella tradizione e nella riscoperta delle tecniche artigianali ma, soprattutto, nella passione di chi lo fa».

25 gennaio 2013

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