Accattoli: l’esempio di sei testimoni della fede

Don Andrea Santoro, Paolo Giuntella, Vittorio Bachelet, Marilivia Diotallevi, Ernesta Blasi e don Luigi Dalla Torre i nomi indicati dal giornalista di Giulia Rocchi

Continuare a sorridere, anche dopo la diagnosi di un male incurabile. Confidare nel futuro, nonostante le difficoltà della vita. Piccoli gesti, grandi esempi. Ecco i «testimoni di speranza»: persone che, con il loro comportamento, hanno davvero seguito le «tre scuole dello sperare indicate dal Papa nella Spe salvi».

A raccontarlo è il vaticanista del Corriere della Sera Luigi Accattoli, nella serata di apertura del Convegno ecclesiale diocesano (Leggi il testo integrale del suo intervento). Si attiene a «esempi romani», il giornalista, «preferendo i più recenti e come tali forse meglio parlanti al nostro cuore». Nomi noti, come quelli di don Andrea Santoro, Vittorio Bachelet o Paolo Giuntella; e meno famosi, come quello di Marilivia Diotallevi. Studentessa di ingegneria, è morta a 26 anni per un tumore al sistema linfatico. «In un’intervista televisiva – ricorda Accattoli – Marilivia racconta di aver affrontato la sua prova “con tanta forza, con tanta fede, con tanta fiducia”, avvertendo di non essere “sola” nell’impresa». Ha invece «attestato nel martirio» la sua speranza don Santoro, il sacerdote fidei donum ucciso da un fanatico a Trabzon, in Turchia. Don Andrea «descrive la sua speranza che lievita nella preghiera – dice il vaticanista citando una lettera del prete assassinato, scritta nell’ottobre del 2005 – in quella fase difficile che sta vivendo: “Tutta avvolta nell’oscurità, in attesa che Dio ci indichi le sue vie. Questa attesa è fatta di silenzio, di preghiera, di speranza, di intima disponibilità a quello che Dio vorrà, di umiltà nell’accettare la povertà di risorse, di persone, di strumenti”».

E «martire» è stato pure Vittorio Bachelet, ucciso dalle Brigate rosse nel 1980, «testimone della speranza che cresce nell’azione». Si torna a parlare di sofferenza, invece, con Ernesta Blasi, che Accattoli definisce «sposa e madre, insegnante e catechista, dirigente di Azione Cattolica». Alla scoperta di avere un tumore, Ernesta «chiede la forza di “spalancare le braccia in piena offerta sulla Croce, tutta protesa alla risurrezione, alla vita eterna”». Un atteggiamento simile a quello tenuto da don Luigi Dalla Torre, «parroco innovatore e maestro della liturgia». Dopo «un serio intervento al cuore», racconta il giornalista, don Luigi testimoniò la speranza «dell’attesa serena e mansueta dell’incontro con il Signore».

Ma è forse parlando di Paolo Giuntella, amico e collega, quirinalista del Tg1 scomparso il 22 maggio scorso, che Accattoli si commuove di più. Lo ricorda come «creativo, festoso, cristianissimo». Esempio della speranza legata all’azione, Giuntella è stato «attivo fino agli ultimissimi giorni» e «se n’è andato un quarto d’ora prima di un appuntamento alla libreria Ave, dove avrebbe dovuto essere presentato il suo ultimo libro, “L’aratro, l’ipod e le stelle. Diario di viaggio di un laico cristiano”». Un testo che il vaticanista descrive come «un canto alla speranza cristiana», in cui «si ritrovano pagine e pagine che potrebbero essere lette come un commento alla Spe salvi, che invece non è citata in quanto Paolo lo scrisse prima della pubblicazione dell’enciclica».

10 giugno 2008

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