Aiutare i migranti a prendere responsabilità

Il programma dell’Acse nella giornata di festa e riflessione sulla situazione degli stranieri. Il progetto per la Quaresima: le adozioni a distanza ravvicinata di Laura Badaracchi

«Spogliarci di un certo paternalismo per aiutare i migranti a prendersi le loro responsabilità. In modo da stabilire un rapporto più autentico tra noi: senza dubbio, è uno degli obiettivi più importanti e difficili da realizzare per il futuro». Ma ineludibile, soprattutto oggi, perché «il mondo sta cambiando, volenti o nolenti: è come un fiume in piena. Non si può nuotare contro corrente, ma accompagnarlo, cercando di dirigersi positivamente verso la riva». Ne è convinto padre Claudio Crimi, missionario comboniano e direttore dell’Acse (Associazione comboniana servizio emigranti), che ieri (domenica 27 marzo 2011) ha celebrato una giornata di festa presso la Curia dei comboniani in via Lilio. Stranieri e volontari, amici e simpatizzanti, si sono ritrovati insieme per una giornata di riflessione, preghiera e condivisione.

Ad accogliere i partecipanti, padre Henriques Gonzales, superiore generale della congregazione, e padre Venanzio Milani, presidente dell’Acse, mentre padre Antonio Villarino, consigliere generale, ha presentato la figura del fondatore – san Daniele Comboni – come «profeta di liberazione». Nel pomeriggio, dopo la celebrazione eucaristica in rito congolese, il direttore di Rainews 24 Corradino Mineo ha sintetizzato come l’informazione intercetta le «attualità africane». Fatti che ormai non possono più essere considerati lontani, perché gli effetti della globalizzazione li portano sulle coste italiane.

Tuttavia vanno indagate le cause della situazione attuale: dal colonialismo «a lotte e guerre fratricide, realizzate con le armi fornite dai Paesi ex coloniali o cosiddetti socialisti e comunisti, tutti interessati alle ricchezze dei Paesi del terzo mondo – ha osservato il direttore dell’Acse –. Da questa tragica situazione e dall’avidità dei potenti della terra, europei o meno, che senza scrupoli hanno sempre sfruttato i più deboli, sono scaturite le conseguenze che ora dobbiamo affrontare: crisi economica mondiale, migrazioni di massa, guerre tra i popoli». Con milioni di persone che si ritrovano «senza casa né lavoro, lontani dalla famiglia e dalla patria».

Tuttavia, ha ricordato padre Crimi, «la terra è di tutti e tutti siamo “migranti”, con gli stessi diritti. Non possiamo più permettere che un governo possa trucidare la sua gente; non è vendendo armi che si costruirà la pace, ma distribuendo la conoscenza e la possibilità di sviluppo per tutti i popoli», ha auspicato, concludendo: «Se siamo nella stessa barca, dobbiamo tutti remare e collaborare: reagire si può e si deve. Non possiamo più continuare a pensare al nostro mondo e difendere solo il nostro interesse immediato». Seguendo le orme di Comboni, che voleva «salvare l’Africa con l’Africa».

Intanto padre Claudio ha lanciato una originale iniziativa per la Quaresima: le «adozioni a distanza ravvicinata», per invitare amici e volontari ad essere solidali con alcuni immigrati e studenti che hanno perso il lavoro e si trovano in difficoltà, «ma con buone prospettive per il loro futuro». Finora ci sono state quattro adesioni; la richiesta – precisa il missionario – non si ferma all’aiuto economico: i “candidati” sono stati scelti «perché vogliono, pur nelle loro difficoltà, fare qualcosa per aiutare gli altri: ciò mi sembra molto positivo e va premiato. Chiedo a Dio che ci apra il cuore, ne abbiamo bisogno». Oltre a segnalare questi casi, grazie all’apporto gratuito di 67 volontari l’associazione offre una scuola d’italiano, d’informatica e d’inglese, servizio legale e famiglie, aiuto agli universitari, studio dentistico, raccolta e distribuzione viveri e vestiti.

28 marzo 2011

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