Aiuto alla Chiesa che soffre, incontro a San Giustino

I giovani impegnati in un percorso di formazione alla missionarietà si ritrovano con padre Khalayim, proveniente dall’Ucraina, che racconta la sua esperienza di persecuzione di Francesca Samà

«Incontri come questo sono importanti per far riscoprire ai giovani la ricchezza della fede e la fortuna di poterla vivere pienamente». Con queste parole don Stefano Bonazzi, parroco di San Giustino, spiega perché ha accettato volentieri di ospitare nella sua parrocchia l’incontro, in programma per giovedì 3 novembre alle 21, di alcuni ragazzi con padre Oleksandr Khalayim organizzato da “Aiuto alla Chiesa che soffre”, l’Opera di diritto pontificio che sin dalla sua fondazione, nel 1947, sostiene la pastorale della Chiesa affinché possa annunciare il Vangelo anche in quei Paesi dove ci sono limitazioni alla libertà religiosa.

«L’incontro – spiega don Bonazzi – è rivolto a quei giovani con una spiccata sensibilità ai temi missionari e all’evangelizzazione che stanno facendo presso la parrocchia un percorso di formazione alla missionarietà. La speranza- conclude il parroco – è di organizzare una missione per il prossimo anno proprio in uno di quei Paesi dove le persone non sono libere di vivere la fede».

Padre Oleksandr Khalayim racconterà ai ragazzi la storia del suo Paese, l’Ucraina, in cui il regime politico ha duramente combattuto la Chiesa «perché la fede in Dio – spiega il missionario – dava al popolo un’identità». Nelle diverse giornate di testimonianza promosse in tutta Italia, riferisce, «ho spesso riscontrato l’incredulità dei giovani di fronte a una realtà così diversa dalla loro. I ragazzi infatti – prosegue – mi hanno chiesto in più occasioni perché le autorità o le forze dell’ordine dei Paesi non intervengono in difesa dei cristiani o perché questi sono vessati e oppressi a volte anche nel pieno rispetto della legge».

Da “Aiuto alla Chiesa che soffre” spiegano che «i ragazzi italiani non capiscono come sia possibile la persecuzione religiosa perché vivono in un Paese in cui si è liberi di pregare e andare a Messa e non è facile quindi comprendere il calvario dei fedeli cui è negata la libertà religiosa. I membri delle comunità che non sono liberi di vivere la propria fede – aggiungono dall’associazione – non possono compiere azioni semplicissime come pregare collettivamente o singolarmente in pubblico o recarsi in un luogo di culto».

Gli associati dell’Opera di diritto pontificio sono per lo più volontari che offrono qualche ora al mese della propria disponibilità per riunirsi e pregare per la Chiesa che soffre in tutto il mondo, «informare che il fondamentale diritto dell’essere umano di poter vivere liberamente la propria fede è negato nei fatti ai cristiani in molti Paesi nel mondo, agire promuovendo la raccolta di risorse da destinare alle comunità cristiane che vivono in quei Paesi dove il diritto alla libertà religiosa non è garantito».

31 ottobre 2011

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