Alla Torraccia i giovani priorità pastorale

Don Francesco Troiani, parroco di San Benedetto Giuseppe Labre dal 1993, racconta la attività della comunità situata nella zona nord-est della Capitale. «Puntiamo molto sugli adolescenti» Gian Marco Venturi

I palazzi venuti su come funghi, in poco meno di vent’anni. Le case a mutuo agevolato, gli appartamenti riservati ai militari che qui, alla Torraccia, nel cuore di San Basilio, a poca distanza dal Grande Raccordo Anulare, si mescolano senza dare troppo nell’occhio a quelle della cosiddetta «gente comune». Per lo più impiegati, professionisti, militari, e membri delle forze dell’ordine abitano questa borgata.

Strade martoriate, qualche negozio, pochi luoghi di ritrovo, come spesso accade nei quartieri edificati troppo velocemente. E il lavoro incessante della parrocchia di zona, quella di San Benedetto Giuseppe Labre, guidata dal 1993 da don Francesco Troiani, poco dopo l’inizio dei lavori di costruzione della chiesa. «Nel 1997 ci fu la dedicazione dei locali del nuovo edificio e due anni dopo la grande gioia della visita di Giovanni Paolo II», ricorda il parroco. Oggi molte cose sono cambiate da quando don Francesco arrivò: «Mi trasferii dal Quadraro – racconta -, dove ero viceparroco. Arrivai che c’erano appena cinque famiglie. Le case non avevano nemmeno i servizi primari dell’acqua, della luce e del gas. Io stesso ero ospitato nella vicina parrocchia di San Cleto». Poi il boom, arrivato proprio in quegli anni. «Insieme al comitato di quartiere riuscimmo a far arrivare tutti i servizi». E da allora la Torraccia è fiorita. «Oggi la nostra parrocchia è un punto di riferimento per più di 10mila persone. Tra loro molti militari che vengono a confidarsi prima di partire per le missioni all’estero.

La comunità, insieme ai cappellani delle caserme, fa un grande lavoro per questi ragazzi che molto spesso, e per lunghi periodi, si trovano lontano dalle proprie famiglie». E proprio ai giovani sono rivolte la maggior parte delle iniziative pastorali. «Guardiamo soprattutto a loro», spiega don Francesco, parlando delle tante attività promosse durante l’anno: «Si va dai campi scuola, a cui partecipano oltre 135 ragazzi, ai tanti appuntamenti di comunione e sport che organizziamo; poi c’è il servizio post cresima», che il sacerdote non esita a definire il vero fulcro delle attività parrocchiali: «Ci puntiamo molto – spiega il parroco -, perché l’adolescenza è un’età critica, che spesso porta i ragazzi ad allontanarsi dalla fede». Una di essi, Chiara, ne parla come di «un momento fortissimo di formazione personale, una sorta di seconda famiglia che permette di confrontarsi con altri ragazzi e di trovare una guida nei catechisti».

C’è poi il campo estivo «con i ragazzi che partono per quattro o cinque giorni per la montagna per stare insieme e condividere in un clima di vacanza la bellezza della preghiera», continua don Troiani. Un’attività questa che definisce «un modo costruttivo di rendere meno dolorosa l’assenza di un gruppo scout». Una mancanza che per il parroco è un vero cruccio, «ma purtroppo – denuncia – non possiamo fare altrimenti a causa della mancanza di spazi adeguati».

5 gennaio 2011

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