All’Argentina la trilogia di Stoppard

In scena The Coast of Utopia in cui si racconta la storia degli intellettuali russi che nell’800 muovono i fili di ideali rivoluzionari, ma sono travolti dalla disillusione e dalla sconfitta di Toni Colotta

Chi è Tom Stoppard? I più attempati tra i frequentatori di teatro forse lo ricordano autore di Rosencrantz e Guildestern sono morti in cui due personaggi secondari di Amleto venivano ingegnosamente riproposti con fantasia e messi al centro di una vicenda esistenziale in chiave pirandelliana. Fu un successo duraturo. Come quello che ha fatto di Stoppard un caso a sé proprio sulla base di quella specifica virtù rigeneratrice: nell’ultima decina d’anni sui palcoscenici di tre continenti ha raccolto interesse e consensi The Coast of Utopia (La sponda dell’utopia), una sua trilogia monumentale dove si srotolano le vicende di noti, «mitici» intellettuali russi che nell’800 mossero i fili di ideali rivoluzionari diretti a sovvertire l’ordine politico europeo ma travolti dalla disillusione e dalla sconfitta.

Un affresco teatrale con proporzioni da Guinness: ogni parte della trilogia ha una durata di tre ore, e non hanno scoraggiato il pubblico neppure quando rappresentate tutte di seguito. Così fu nel debutto del 2002 a Londra, e anni dopo a New York con più di cento repliche, e poi in Russia e a Tokyo. In Italia si è esitato a lungo nell’affrontare l’impresa per i costi pesanti che comporta la messinscena, con varie decine di attori, troppi anche per i teatranti più audaci in tempi di ristrettezze economiche. C’è voluta l’alleanza fra due enti a gestione pubblica, lo Stabile di Torino e il Teatro di Roma, per poter varare l’avventura. In questi giorni la nostra Coast of Utopia ha esordito nel capoluogo piemontese, per approdare poi all’Argentina dal 10 al 29 aprile. Con durata e costi inferiori all’originale londinese, ma integra. Per quanti si propongono di assistervi vediamo di illustrare alcune coordinate fondamentali del lungo racconto nei tre episodi intitolati Viaggio, Naufragio, Salvataggio. Si percorre un trentennio di storia russa, fra 1833 e ’68. Nella fastosa residenza di Alexandr Bakunin contrastano l’idealismo romantico, le idee rivoluzionarie moscovite, con la presenza fra gli altri di Turgenev e il sognatore Herzen. Compare Marx.

Il naufragio è nella delusione per il fallimento in Francia dei valori di libertà, eguaglianza e fraternità. Si salvano, nei loro sogni eversivi, quanti trovano a Londra i mezzi per diffondere materiale rivoluzionario, censurato in Russia, mentre a Parigi si combatte sulle barricate. La nostra sinossi, ci rendiamo conto, mutila il complesso universo umano raffigurato nel copione, in grado di sedurre chi crede al potere trascinante delle ideologie. Oggi che si tende radicalmente a sopprimerle. Dei personaggi che sulla scena le incarnano dice Marco Tullio Giordana, regista della trilogia: «Stoppard li rende vicini a noi, al nostro sentire mentre sono guidati da passioni e sogni, sempre sostenuti dalla ricerca di un’utopica perfezione».

26 marzo 2012

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