Allarme pedofilia

2.123 segnalazioni relative ad abusi sessuali a danno di minori. Sono i dati registrati dalla Polizia Criminale dal luglio 2001 al giugno scorso di Massimo Angeli

Hanno un’età compresa tra 0 e 14 anni, sono di nazionalità italiana e, nella maggior parte dei casi, conoscono la persona che li molesta, spesso appartenente al nucleo familiare o ad esso vicina. Questo il profilo dei minori vittime di abusi sessuali che emerge dai dati della direzione centrale della Polizia Criminale. Dal luglio 2001 al giugno 2005 sono pervenute agli uffici di Polizia 2.123 segnalazioni relative ad abusi sessuali a danno di minori: 2.086 le persone denunciate per violenza sessuale e 993 quelle in stato di arresto. Le vittime sono in prevalenza giovanissimi: 940 bambini tra 0 e 10 anni e 1.030 preadolescenti tra gli 11 e i 14. «Per gli ultimi anni, il canale privilegiato della pedofilia è diventato internet, che permette ai pedofili di muoversi all’ombra delle chat-line e di “bypassare” la differenza di età e di cultura che normalmente limitano le comunicazioni dirette – spiegano da Save the children, associazione che opera per i diritti dei bambini -. L’interazione tra la pedo-pornografia e la tecnologia informatica permette poi all’offerta di “accudire” i clienti 24 ore su 24 dovunque si trovino e attraverso tutti i mezzi di comunicazione, ed è facile prevedere che il telefonino sarà la nuova frontiera».

L’identikit del pedo-pornografo è quello di un maschio, per lo più tra i 20 e i 40 anni – dicono gli esperti -, appartenente ad una classe sociale medio alta e nel 97 per cento dei casi incensurato. Secondo Telefono arcobaleno, altra associazione impegnata nella difesa dei minori, il 2004 è stato l’anno record per la pedofilia on line. L’associazione ha infatti segnalato 19.246 siti internet a contenuto pedo-pornografico rispetto ai 17.016 del 2003 e ai 9.989 del 2002. E a “Stop-It”, il progetto di Save the children Italia di lotta allo sfruttamento sessuale a danno dei minori, tra il novembre 2002 e il febbraio 2005 sono pervenute oltre 6mila segnalazioni, il 30 per cento considerate illegali e quindi girate alle autorità competenti. Nella classifica dei paesi che ospitano siti pedo-pornografici l’Italia si trova nei primi dieci posti e, secondo l’Eurispes, il giro d’affari legato alla pedo-pornografia on line è altissimo: solo nel nostro paese farebbe registrare un fatturato annuo miliardario. Se si tiene conto che in un sito pedofilo il prezzo delle fotografie varia dai 30 ai 100 dollari, mentre i video costano dai 250 ai 300 dollari, si spiega la vertiginosa crescita del fenomeno negli ultimi anni.

Per arginare il fenomeno grandi attese poggiano su un disegno di legge in discussione al Senato che, proprio giovedì, ha inasprito il testo varato dalla Camera. Oltre a modifiche al codice penale, il disegno prevede un «Centro nazionale per il contrasto della pedo-pornografia su internet», col compito di raccogliere tutte le segnalazioni sulla pornografia minorile, e un «Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile». «Purtroppo per l’istituzione del Centro non sono previsti nuovi fondi e inoltre non si chiariscono le relazioni fra questi due nuovi istituti e il già esistente Comitato interministeriale Ciclope», commenta Arianna Saulini, responsabile dell’area diritti di Save the children». Nella repressione della pedo-pornografia, la misura del successo è oggi data dal numero di siti oscurati, dal materiale sequestrato, dall’incriminazione dei distributori e fruitori della pedo-pornografia. Resta invece aperto il problema dell’individuazione delle vittime, ovvero dei bambini le cui immagini circolano nella rete. Degli oltre 20mila minori nel database dell’Interpol che sono stati sottoposti ad abuso sessuale per la produzione di immagini pornografiche, meno di 350 sono stati individuati e presi in cura. «Un dato così esiguo – interviene Carlotta Sami, direttore dei programmi di Save the children – è motivo di grande preoccupazione, perché i bambini hanno il diritto di essere protetti dall’abuso sessuale e di ricevere assistenza terapeutica e legale».

Di aiuto ai più piccoli si occupa da un anno «114, emergenza infanzia», un servizio voluto dai ministeri delle Comunicazioni, delle Pari opportunità, del Lavoro e Politiche sociali e gestito da Telefono Azzurro. Si tratta di un numero telefonico attivo 24 ore su 24 dove, gratuitamente, si possono segnalare situazioni in cui è a rischio la salute psico-fisica dei bambini. Attivato nel maggio 2004, in Lombardia, Veneto e Sicilia, è stato progressivamente esteso a Emilia Romagna, Lazio e Piemonte, ed entro la fine del 2005 il servizio coprirà tutto il territorio nazionale. E per segnalare situazioni a rischio c’è anche un sito internet.

20 novembre 2005

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