Arisa racconta la sua ricerca di credibilità

Parte da Roma il tour della vincitrice di Sanremo dove, ad ogni partecipazione, ha sempre lasciato il segno. Domenica 6 aprile all’Auditorium Parco della Musica con il suo ultimo album “Se vedo te” di Concita De Simone

Chiudete gli occhi e ascoltate Arisa. Certe volte vi capiterà di fare un tuffo indietro di oltre quarant’anni. Altre di tornare agli anni Ottanta. Altre vi verrà voglia di ballare, o di ripetere i ritornelli con lei. Quando canta, Arisa conquista.
Vincitrice dell’ultimo Festival di Sanremo con il brano “Controvento”, dopo una data zero ad Alba, l’artista genovese per caso ma potentina dentro, ha scelto Roma per iniziare il tour per promuovere l’ultimo album “Se vedo te” e sarà in concerto domenica 6 aprile alla sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica.

Arisa l’eclettica: cantante – con una delle più belle voci femminili in circolazione -, attrice – con una vena comica dialettale alla Tina Pica -, scrittrice – ha cominciato a mettere mano anche alle sue canzoni e la vediamo proiettata in un futuro da cantautrice -, personaggio televisivo – troppo sincera per le dirette televisive.
Ogni volta che è salita sul palco dell’Ariston di Sanremo ha lasciato il segno: al debutto nel 2009 tra le giovani proposte, vince con la canzone “Sincerità”, aggiudicandosi il premio della critica intitolato a Mia Martini e il premio Assomusica Casa Sanremo. “Malamorenò”, portata in gara l’anno dopo non si piazza tra i primi tre, ma ancora si ricorda per il motivetto retrò. Nel 2012 arriva seconda con il brano “La notte”. Nel 2014 la vittoria.

Giunta al quinto album, in “Se vedo te” Arisa dimostra di saper entrare in simbiosi con l’estro e le emozioni dei suoi autori, tra i più creativi e innovativi della canzone d’autore italiana. Oltre al suo autore di sempre, Giuseppe Anastasi, conosciuto grazie a una borsa di studio al CET di Mogol nel 2007, ci sono, tra gli altri, Cristina Donà, con la quale ha avuto molte collaborazioni, Dente e Marco Guazzone, lo stesso del brano vincitore a Sanremo, con cui duetterà nella data romana. Ma ci sono anche autori tanto sconosciuti quanto promettenti, tra cui Angelo Trabace, pugliese del 1986, diplomato al conservatorio di Matera; Christian Lavoro, già autore dell’inedito di Violetta a X Factor 2013; Antonio Di Martino, palermitano, già nei Famelika poi cantautore solista. E che una giovane interprete premi dei giovani autori è davvero ammirevole.

La band che accompagnerà Arisa durante l’intero tour è composta da: Giuseppe Barbera (pianoforte/tastiere), Raffaele Rosati (basso), Giulio Proietti (batteria), Francesco Bruni (chitarre) e Gnu Quartet (archi e flauto).

L’abbiamo intervistata alla vigilia della partenza ufficiale del tour per raccogliere le sue emozioni e le sue confidenze.

Qualche giorno fa, alla tappa numero zero di Alba hai detto: “Non guardatemi, chiudete gli occhi è ascoltatemi”, per via del look alquanto improbabile. Ma quanto conta, nel live, come appari? E per te?
Una cantante non deve essere per forza bella, magra vestita bene. Una cantante è un mezzo attraverso cui passa la musica. L’interprete è uno strumento. Non voglio più pensare a cosa mettere addosso prima di salire sul palco. Devo stare comoda per potermi esprimere al meglio.

In “Chissà cosa diresti”, canti: “Ma dove sta scritto che mi si può sempre trovare?”. Ti capita davvero di spegnere tutte le connessioni e voler staccare?
Mi capita spesso, ma in realtà non spengo: semplicemente non rispondo. Sono molto paranoica sull’utilizzo del telefonino senza cuffie. Non sono solita intrattenere conversazioni lunghissime, perché, in generale, penso faccia male. E poi non amo le cose superflue. Accetto le telefonate di servizio, poi con la gente mi piace parlare dal vivo.

In “Se vedo te”, cerchi angoli da contemplare. C’è spazio nella tua vita per riflettere, contemplare, meditare?
Io ho bisogno di questi momenti, quando non ce li ho vado in crisi. Credo sia importante trovare il tempo di pensare, di farsi domande, ogni giorno, per evitare accumuli. “Quando arriva la notte resto sola con me”, cantavo in una canzone, ed è vero, la sera mi riesce meglio, perché di giorno sono presa da più cose. Sembra brutto dirlo, ma il mio luogo ideale per pensare è il bagno. Le mie riflessioni sono senza pretese. Parto da me, mi metto molto in discussione e cerco di capire come migliorare. Mi interessa molto fare un buon lavoro, nel rispetto del pubblico che viene a vedermi. Cerco di essere un’artista credibile.

Come nascono le collaborazioni con i giovani autori?
Per le persone che mi ascoltano, ho scelto quelli che io scelgo per me. Mi è piaciuto molto quello che hanno scritto per me e l’approccio con ciascuno di loro è stato molto positivo. Ci sono canzoni del disco che è un piacere cantare e ascoltare, almeno per me. Mi piace cullarmi con le mie canzoni. Sanno esprimere quello che sento. Ad esempio, nel verso “Se vedo te, vedo”, secondo me c’è una grande verità: quando uno vede quello che cercava, trova il senso della vita.

Hai cominciato a firmare alcuni tuoi brani e sicuramente la ricchezza del tuo mondo interiore potrebbe farti diventare cantautrice…
Ma io non so suonare. Scrivo tante cose, ma restano idee, non riesco mai a concludere. A dire il vero sto sperimentando diversi codici musicali però non ho trovato ancora la mia dimensione, devo cercare. C’è qualcosa che mi manca.

4 aprile 2014

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