Arriva a Roma la protesta delle “Sentinelle in piedi”

Hanno vegliato in silenzio e con un libro in mano, per difendere il diritto alla libertà d’espressione minacciato dal ddl Scalfarotto. Il portavoce Mantovano: «Il rischio è la libera interpretazione» di Paola Proietti

Il silenzio che si fa voce, la protesta che monta pur rimanendo immobili. Hanno debuttato a Roma le “Sentinelle in piedi”, in una veglia che ha portato in piazza del Pantheon, sabato 5 aprile, circa 400 persone che per un’ ora, dalle 17 alle 18, sono rimaste in piedi, in silenzio a leggere un libro. Libro come segno di espressione, perché le sentinelle vogliono tutelare questa forma di libertà messa in pericolo dal disegno di legge Scalfarotto, passato alla Camera e ora in visione al Senato, che introduce il reato di omofobia. «La legge in questione non definisce cos’è l’omofobia – afferma Enrico Mantovano, portavoce delle Sentinelle romane -, un concetto che non è giuridico, né storico, quindi si presta alla libera interpretazione di qualsiasi giudice. Così, si potrà intendere come reato anche il sostenere pubblicamente che un bambino ha diritto a un padre e a una madre. Come è già avvenuto in Spagna o in Francia, dove un uomo è stato messo in carcere con l’accusa di omofobia solo perché indossava una felpa su cui era disegnata una famiglia tradizionale».

Felpe che si sono viste anche sabato, indossate da alcuni partecipanti. Infatti erano molte le famiglie presenti, ma anche giovani, meno giovani, cittadini qualunque, spinti in piazza dall’amore per quella libertà di espressione su cui si fonda ogni stato civile. Padri e madri che si sono uniti alle Sentinelle per tutelare il loro essere genitori e il loro ruolo di educatori. Come Maria Chiara, madre single di un ragazzo di 12 anni. «Ho deciso di partecipare alla manifestazione – racconta – quando ha scoperto che gli opuscoli Unar (Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali), destinati alle scuole per contrastare il bullismo sono stati concepiti condividendo il progetto esclusivamente con le associazioni Lgbt. È evidente che nessuno deve discriminare l’altro, ma quando ho letto su questi opuscoli che chi va in chiesa o è legato a una professione nel mondo religioso è omofobo, oppure che l’omosessualità è più che naturale, perché questo c’è scritto, ho deciso di agire. Queste sono opinioni, non si possono imporre. Soprattutto nell’ambiente scolastico». Nicola partecipa alla veglia perché è contro ogni forma di discriminazione, sia fisica sia verbale. «Il nostro ordinamento oltretutto già garantisce una tutela piena e paritaria a chiunque, omosessuali compresi – afferma -. In più, nel caso di aggressione nei loro confronti, spesso si aggiunge l’aggravante dei futili motivi proprio perché è riconosciuta una forma di discriminazione».

Il movimento delle Sentinelle in piedi ricalca quello francese dei Veilleurs, nati nel 2013 durante le manifestazioni contro la legge sui matrimoni gay. È un movimento apartitico, spontaneo, che raccoglie adesioni soprattutto in rete. Roma è solo l’ultima tappa di un viaggio che ha portato le sentinelle a riunirsi in altre città come Torino, Genova, Perugia. Non sono mancati screzi con la parte avversa. Anche a Roma, una decina di persone provenienti dai circoli gay ha voluto essere presente: distinti da un triangolino rosa attaccato sul petto, sono stati in silenzio anche loro ad osservare per tutto il tempo le Sentinelle.

Molti i curiosi, turisti soprattutto; molti i francesi che hanno riconosciuto lo stile della protesta. A partecipare alla veglia anche il giornalista e deputato Pd Mario Adinolfi, autore del libro Voglio la mamma: «Se avessi fatto uscire il mio libro dopo l’approvazione del Ddl Scalfarotto, magari un magistrato zelante piuttosto che un gay irritato avrebbe potuto denunciarmi, ex articolo 1 della legge, e condannarmi a un anno e mezzo di carcere, dopo aver fatto ritirare il mio libro dicendo che incita all’odio. Io oggi sono qui – dice Adinolfi – a combattere per la libertà vera, per il diritto di tutti, omosessuali compresi a non essere discriminati».

Tra i partecipanti anche Eugenia Roccella, giornalista e deputato del Nuovo centro destra, accompagnata da un libro di Tom Wolfe: «Grande scrittore omosessuale – dice – e contro il politicamente corretto. È importante la matrice non violenta di questa manifestazione, perché si tende sempre a strumentalizzare queste forme di protesta, magari affermando che sono contro gli omosessuali. Non è così. È una veglia pacifica e colta dove non ci sono persone arretrate e poco inclini alla tolleranza ma gente che legge e proprio perché legge è a favore della libertà di espressione e di pensiero».

7 aprile 2014

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