Azione cattolica, adulti a confronto sull’identikit degli operatori di pace
La parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice ha ospitato il tradizionale incontro di riflessione sul Messaggio del Papa organizzato in gennaio dall’Ac diocesana. Monsignor Zuppi: «L’indifferenza non è dei cristiani» di Elisa Storace
«Noi europei siamo la prima generazione a non aver vissuto direttamente una guerra, forse per questo nei nostri Paesi non è di moda parlare di pace. Eppure, mentre noi siamo chiusi nel nostro giardino tranquillo, tutto intorno ci sono conflitti terribili. Quando Paolo VI istituì la Giornata mondiale della Pace, nel 1968, disse che non si può parlare di pace senza parlare del rispetto dei diritti e che, per questo, occorre “educare il mondo ad amare la pace, a costruirla, a difenderla”. Benedetto XVI riprende e attualizza quell’appello. Essere operatori di pace non è semplice, ma noi non possiamo esimercene: l’indifferenza non è dei cristiani». Con queste parole il vescovo Matteo Zuppi ha guidato, domenica 13 gennaio, nella parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice, la preghiera che ha dato il via all’incontro sul messaggio di Benedetto XVI per la 46° Giornata mondiale della pace organizzato dall’Azione cattolica diocesana.
Sul tema consegnato dal Santo Padre alla riflessione e alla preghiera delle comunità cristiane di tutto il mondo, “Beati gli operatori di pace”, è intervenuta Flaminia Giovanelli, sottosegretario del Pontificio consiglio Giustizia e pace. Il testo del Papa, ha sottolineato, «per l’ampiezza dell’orizzonte pastorale, è stato definito “quasi una piccola enciclica”. Un Messaggio che si richiama alla bioetica e all’etica nei rapporti economici perché, ci dice, il riconoscimento della dignità umana è precondizione alla pace. Un Messaggio di cui padre Turkson, presidente del Pontificio consiglio di cui faccio parte, ha sottolineato la concretezza, la positività e l’aspetto educativo». Ciò a cui rimanda, ha spiegato agli adulti dell’Azione cattolica di Roma, è che «la pace va promossa attraverso azioni concrete: ad esempio, in ambito economico, attraverso l’istituzione di aziende “diverse”, come le cooperative di Mondrágon basate sulla logica del dono, o quelle ispirate all’economia di comunione, fondate da Chiara Lubich».
Una sorta di «identikit dell’operatore di pace», quello tracciato da Benedetto XVI nel testo del Messaggio, su cui si è soffermato monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana, evidenziandone in particolare una caratteristica: l’operatore di pace è «colui che ama, difende e promuove la vita». Una descrizione, per monsignor Feroci, «che si attaglia benissimo agli operatori Caritas, che incarnano la “pedagogia del segno”: distribuire minestre o curare i poveri non è mai pietà o pietismo, ma l’essere segno dell’amore di Dio verso gli uomini, portando la sua pace». Si tratta di un cammino «faticoso», alla scoperta della dignità di ogni persona: «Gli operatori e i volontari Caritas sono operatori e volontari della pace perché voce degli ultimi, non perché danno loro una coperta o un buono spesa. Compito della Chiesa è sempre portare Dio».
Ha quindi offerto la sua testimonianza Ashraf Nageh Ebrahim Abdelmalak, giovane egiziano copto: «Visto dall’Egitto, il Messaggio di Papa Benedetto XVI ha un valore speciale: mai come adesso nel mio paese “educare alla pace” è così urgente, mai come oggi “l’etica nei rapporti umani” è un’esigenza fondamentale». I copti in Egitto, ha commentato, cercano di essere operatori di pace nella carità, «come “Mama Maggie”, “la Madre Teresa d’Egitto”, come viene chiamata per il suo impegno in favore dei più deboli, o come Magdi Habib Yacoub, cardiochirurgo, che opera gratuitamente i bambini nel centro medico da lui fondato ad Aswan». Modelli che “contagiano” anche il mondo della scuola, le missioni, la società in genere. «Per i cristiani – ha rilevato – non è facile vivere in un Paese a maggioranza musulmana, ma, come dice il Papa, noi siamo sicuri che “la pace è possibile”».
Per l’associazione diocesana la riflessione sulla pace continuerà sabato 19 gennaio, alimentandosi della preghiera. Alle 20.30 infatti nella chiesa di Sant’Antonio da Padova è in programma la veglia organizzata da Adulti e Giovani dell’Azione cattolica, dedicata proprio al tema del Messaggio. Per i più piccoli, invece, l’appuntamento è fissato a domenica 27 gennaio, con la tradizionale Carovana della pace, che porterà bambini e ragazzi dell’Acr, accompagnati da educatori e genitori, in una festosa marcia per le strade del centro di Roma fino a piazza San Pietro, dove parteciperanno all’Angelus con il Santo Padre. Pregando anche loro, insieme a lui, per la pace.
15 gennaio 2013