I consacrati, «presenza profetica di vera umanità»
Diffuso il messaggio della Conferenza dei vescovi per la 17ª Giornata mondiale della vita consacrata, che si celebra il 2 febbraio. All’orizzonte, l’urgenza di promuovere un «umanesimo accogliente» di F. Cif.
Promuovere sempre più, in tutti, «la comprensione, l’apprezzamento e la riconoscenza a Dio per la vita consacrata». È questo l’obiettivo del messaggio per la 17ª Giornata mondiale della vita consacrata, che si celebra il 2 febbraio, diffuso ieri, 15 gennaio, dalla Commissione della Cei. Il tema, “Testimoni e annunciatori della fede”, racchiude già l’invito che lo anima: «I contesti che viviamo – si legge nel testo – sono segnati spesso da problemi relazionali, solitudini, divisioni, lacerazioni, sul piano familiare e sociale; essi attendono presenze amorevoli, segni di fiducia nei rapporti umani, inviti concreti alla speranza che la comunione è possibile». A cominciare da quegli ambiti che sono le principali frontiere nelle quali i consacrati si spendono ogni giorno: catechesi e formazione alla fede; ambienti educativi come scuole, centri giovanili, centri di formazione professionale o per l’integrazioni di immigrati o persone nel disagio. E ancora, il servizio della carità e, più in generale, il «piano sociale e della cultura, con iniziative che promuovono la giustizia, la pace, l’integrazione degli immigrati, il senso della solidarietà e della ricerca di Dio».
Ai consacrati i vescovi indicano anzitutto la necessità di farsi promotori di un umanesimo accogliente, avendo «particolare cura dei processi relazionali», soprattutto in un tempo in cui le relazioni umane più profonde stentano a farsi strada. Il vostro apostolato, si legge nel testo, «ha una sua specificità nella missione della Chiesa: sa partire dalla persona, dal malato, dal povero, dal più debole, tante volte dal più lontano dall’esperienza ecclesiale». Coniugando in maniera dinamica «la preoccupazione evangelizzatrice e la preoccupazione educativa». Il servizio all’uomo infatti, scrivono i vescovi, «ha sostegno e garanzia nella fedeltà a Dio e nel tener sempre vivo lo sguardo e il cuore sul Regno di Dio». Di qui l’invito vivere tutte le situazioni umane, sociali e culturali «facendovi segno dell’agire di Dio»: «Siate sempre presenza profetica di vera umanità anche quando ciò esige di andare controcorrente».
Contesti culturali che ostacolano «il radicamento personale e la presenza sociale» della fede, viene sottolineato nel testo, citando il “Messaggio al popolo di dio” del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, evidenziano ancora di più l’esigenza di «ravvivare una fede che rischia di oscurarsi». Uno spazio, questo, nel quale si inserisce il ruolo di testimonianza dei consacrati, che i vescovi pongono in stretta relazione con la testimonianza della famiglia. Mentre infatti la famiglia, si legge, «è custode della sacralità della vita nella sua origine, la vita consacrata, in quanto chiamata alla conformazione a Cristo, è custode del senso ultimo, pieno e radicale della vita». Ponendosi come testimone «dell’orizzonte ultraterreno del senso dell’esistenza umana». La vostra vita, scrivono ancora i vescovi, «in quanto totalmente consacrata al Signore, nell’esercizio di povertà, castità e obbedienza, è il segno di un mondo futuro che relativizza ogni bene di questo mondo».
16 gennaio 2013