Benedetto XVI: «L’uomo è tale anche se in coma o embrione»
La riflessione sulla dignità della vita umana al centro dell’omelia pronunciata nella Messa, che ha celebrato il 25° del Centro San Lorenzo di Angela Napoletano
Nella piccola chiesa di San Lorenzo in Piscibus, a due passi da piazza San Pietro, Benedetto XVI c’era stato più di una volta quando era ancora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. E ci è tornato domenica, dopo anni, per celebrare il 25° anniversario del Centro internazionale giovanile San Lorenzo.
Parla a braccio, il Santo Padre. Che abbandona il canovaccio per parlare dritto al cuore di quanti, in un quarto di secolo, hanno bussato alla “casa dei giovani presso il Papa”. E continuano a farlo. Destinato all’accoglienza e all’educazione alla fede dei giovani, italiani e stranieri, di passaggio a Roma, il Centro di via Padre Pancrazio Pfeiffer 24 fu infatti voluto da Giovanni Paolo II che – era il 13 marzo 1983 – lo inaugurò con un obiettivo ben preciso: farne «una fucina di formazione di 14 autentici giovani cristiani, che sappiano testimoniare coerentemente il Vangelo nel mondo di oggi». All’ombra della Croce che, l’anno seguente, Papa Wojtyla consegnò simbolicamente alla gioventù del mondo e che, da allora, viene custodita proprio all’interno della chiesetta di San Lorenzo in Piscibius, adiacente al Centro gestito dal Pontificio consiglio per i laici, i fedeli che accolgono Benedetto XVI sono più di duecento. Tra questi, tanti i giovani. Lo capisci subito che arrivano da ogni parte del mondo: dal colore della pelle, dalla forma degli occhi, dagli abiti. La preghiera dei fedeli è letta in sei lingue diverse: tedesco, arabo, portoghese, ewondo, cinese e spagnolo. Qualcuno, poi, come fa un ragazzo brasiliano, tiene la bandiera del proprio Paese annodata alla spalliera della sedia.
«Che cosa è la vita, che cosa è la morte?», chiede ai giovani il Papa. La domanda introduce il Pontefice al commento del racconto evangelico sul miracolo della risurrezione di Lazzaro. E, di qui, a una riflessione sulla dignità dell’uomo («che è sempre uomo, in tutta la sua dignità, anche se in stato di coma, anche se embrione») e sulla scienza («unica grande lotta per la vita, ricerca del rimedio contro la morte»). «Se avessimo l’immortalità biologica – puntualizza Papa Ratzinger – il mondo sarebbe solo popolato da vecchi e non ci sarebbe più spazio per i giovani, per le novità della vita». Il Santo Padre, dunque, esorta i giovani del “San Lorenzo” a cercare in Dio la fonte della vita che non muore: «Il vero farmaco dell’immortalità – dice – è l’Eucaristia attraverso la quale siamo in comunione con Gesù, con il corpo animato dalla vita immortale».
È con un’immagine che Benedetto XVI conclude l’omelia della cerimonia a cui ha partecipato anche il cardinale Camillo Ruini: «I prigionieri di guerra, rimasti in Russia per altri dieci anni prima di tornare nelle loro case, raccontano di aver potuto sopravvivere perché certi di essere attesi con amore. Questa per loro era la medicina della vita». Da qui, l’invito a non dimenticare: «Tutti noi siamo aspettati, il Signore ci aspetta».
«Anche la Croce sembra avermi aspettato». Lo dice Luciana Di Iorio, ex volontaria del “San Lorenzo” arrivata a Roma da Milano per festeggiare, insieme agli amici di un ventidue anni fa, il 25° anniversario del Centro. Il ricordo più bello che la donna ha di quel 1987 è proprio «la cura del crocifisso». Sotto la Croce che accompagna in tutto il mondo le celebrazioni delle Giornate mondiali della gioventù, nel 1991, Chantal e Ryszard Rzcony si sono sposati. Lui polacco, lei francese, i due si sono conosciuti proprio nei locali di via Pfeiffer 24. «È qui – racconta Chantal – che sono diventata davvero cattolica».
Matrimoni, amicizie, vocazioni. Sono questi, per usare l’espressione del cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio consiglio per i laici, i «frutti spirituali» generati nella vita dei giovani passati dal Centro. «È qui – sottolinea il porporato – che in molti hanno trovato, o ritrovato, la fede». La storia del “San Lorenzo” procede, insomma, pari passo con quella dei pellegrini e dei volontari che accoglie e che fa avvicinare. Tra le opportunità di incontro offerte dal Centro (aperto tutti i giorni dalle 11 alle 17 e coordinato dai volontari della Comunità dell’Emmanuele, con la collaborazione di circa trenta gruppi ecclesiali) c’è, ogni venerdì alle 18.30, una messa internazionale seguita un momento di riflessione.
10 marzo 2008