“Caduti di guerra in tempo di pace”
Presentata l’associazione che riunisce familiari e amici dei militari italiani uccisi in Afghanistan. Le loro storie in un libro di Mirko Polisano. La presidente: «Non può essere solo un problema di 51 famiglie» di F. Cif. (foto Mancini)
La presentazione ufficiale è avvenuta martedì 10 luglio, a Ostia, nell’ambito di “Approdo alla lettura”, la manifestazione culturale in corso al Pontile. Ma la storia dell’associazione “Caduti di guerra in tempo di pace”, che riunisce familiari e amici dei militari italiani caduti in Afghanistan, è iniziata tanto tempo fa. Probabilmente insieme a quel dolore di cui ha parlato la presidente Annarita Lo Mastro, madre del caporal maggiore David Tobini – romano, 28 anni, ucciso il 25 luglio del 2011 a Bala Murghab -, raccontando lo spirito di partecipazione e di condivisione con cui le famiglie dei giovani «caduti con onore» nelle loro missioni di pace, come recitano i messaggi ufficiali di cordoglio ricevuti dalle autorità, hanno scelto di affrontarlo. Portando avanti, in qualche modo, la loro missione, dato che «i nostri cari ne hanno lasciata in sospeso un’altra».
Un percorso raccontato nel libro “Storie lontane. Racconti di vita in Afghanistan”, di Mirko Polisano, pubblicato dalle edizioni Dpc e presentato, nella serata ad Ostia condotta da Giorgia Perla e Alberto Tabbì, dai giornalisti Rai Paolo di Giannantonio e Duilio Giammaria (Tg1), da Fausto Biloslavo, reporter di guerra, vittima di un sequestro a Kabul, e dal portavoce Onu Andrea Angeli. Con loro le due mamme Annarita Lo Mastro e Rosa Papagna, madre del caporal maggiore Francesco Saverio Positano, originario di Foggia, caduto a Shindand, nell’ovest dell’Afghanistan, il 23 giugno 20120. «L’associazione – racconta la prima – è formata non solo dai familiari dei caduti, ma anche da tanti professionisti, giornalisti, avvocati, psicologi e commercialisti, che hanno deciso di darci una mano in questa missione. Crediamo nell’unità, ma allo stesso modo nel coinvolgimento e, in questo percorso, abbiamo incontrato tante persone che la pensano come noi. Che l’Afghanistan, cioè, «non può essere solo un problema di 51 famiglie». In questa realtà «ci credo davvero – le fa eco Rosa Papagna – e per questo ho deciso di aderire da subito. C’è bisogno di continuare ad andare avanti. Lo devo fare per me, ma soprattutto per mio figlio».
Ai due volti dell’informazione in prima linea della Rai, Paolo di Giannantonio e Duilio Giammaria, il compito di raccontare le loro esperienze di giornalisti in Afghanistan, mentre nelle parole di Fausto Biloslavo ritornano i giorni del suo sequestro a Kabul. «Vorrei fare il reporter di pace e non di guerra – aggiunge Daniel Papagni, fotoreporter di Cybernaua.it -. Nella mia mente le persone che non ci sono più sono ancora vive più che mai in un ricordo soltanto mio. Persone che ho conosciuto in quella terra straordinaria, ma che da quel Paese non sono più tornate. Vivono in me e nei miei pensieri e tutto è così autentico e nitido, che neanche uno scatto fotografico riesce così bene ad immortalare i ricordi».
E di ricordo parla anche Andrea Angeli, portavoce Onu, sottolineando l’importanza di iniziative come queste «per aiutare a non dimenticare, e nello stesso temo essere vicini sempre ai familiari di chi oggi non c’è più». «Grazie a questi racconti e a quelli di “Storie Lontane” – aggiunge Raffaella Ravano, della Casa editrice DpC – ho conosciuto l’Afghanistan, il lavoro svolto da chi indossa una divisa, ma anche quello di tutti i giorni: le “Storie” del
popolo afghano e della sua vita quotidiana»..
12 luglio 2012