“Cammini”, stimolo per ritrovare l’identità
L’intervento del cardinale Ruini all’inizio del convegno teologico-pastorale dell’Orp sulle antiche vie dei pellegrini di A. Z.
«Lo spazio economico dell’Europa ha bisogno di un forte sviluppo culturale». Uno sviluppo in cui può rivestire un ruolo importante il rilancio delle «antiche vie dei pellegrini», che hanno contribuito alla formazione dell’identità europea. Lo ha sottolineato il cardinale vicario Camillo Ruini aprendo lunedì mattina il XV convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera romana pellegrinaggi, concluso mercoledì con una tavola rotonda dopo tre giornate di lavori in un albergo romano. “Cammini d’Europa – Romei. Palmieri e Giacobei” il titolo del meeting 2007, ispirato da un testo della “Vita Nova” di Dante. Tre modalità di concepire il pellegrinaggio medioevale: rispettivamente verso Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostela. Itinerari che esprimono oggi una riscoperta delle radici del continente, di cui il cardinale vicario, citando una frase dell’allora cardinale Ratzinger, ha parlato come di «un concetto culturale e storico».
«Il pellegrinaggio ridiventa un’occasione per conoscere, toccare e sperimentare la vita, la storia, la natura e i valori dei popoli europei che, pur essendo molto diversi tra loto, hanno la comune caratteristica di essere stati segnati dal cristianesimo. Percorrere questi Cammini – ha detto ancora il cardinale Ruini – evidenzia quanto siano profonde le radici cristiane dell’Europa». Si tratta quindi di esperienze da valorizzare anche nel quadro della preparazione culturale delle nuove generazioni, proprio perché «lo spazio economico dell’Europa è, e sarà sempre di più, sotto minaccia, e per essere salvaguardato ha esso stesso bisogno di un forte supporto culturale. Le generazioni che crescono in chat, con gli i-pod, con gli sms che propongono una comunicazione stringata – ha detto ancora – hanno estremo bisogno di trovare un fondamento in una realtà ben radicata nella propria storia e nella propria cultura». E se i pellegrinaggi favoriscono l’incontro con le altre culture, è bene che tale rapporto, ha precisato il cardinale, riprendendo anche qui un concetto espresso anni fa dall’allora cardinale Ratzinger, avvenga nel segno di una «forte interculturalità». «Senza crisi di identità, senza cedere al relativismo culturale dove le grandi questioni sociali vengono lasciate al mero consenso pubblico e spesso risultano prive di un benché minimo fondamento antropologico».
Positivo, dunque, il contributo che i “Cammini” possono rivestire. «Un’occasione e uno stimolo – ha affermato il cardinale Ruini – per ritrovare un’identità che sembra offuscarsi. Un contributo attuale del cristianesimo alla costruzione di una effettiva e “popolare” unità europea». Nella mattinata di lunedì, oltre agli interventi delle autorità locali, anche quello del vescovo Mauro Piacenza, presidente della pontificia Commissione per i Beni culturali della Chiesa, che ha indicato nel turismo religioso e nel pellegrinaggio in particolare «un’occasione pastorale molto preziosa per raggiungere un numero di persone più ampio di quello che normalmente frequenta le chiese». Di qui «l’importanza attribuita dalla Chiesa alla bellezza, come mezzo per evocare l’essenza di Dio, per esorcizzare le sofferenze del mondo e per dare forma alle proprie speranze escatologiche».
Monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, soffermandosi sul tema dell’Europa «nata cristiana», e sulla necessità di «dare solidi insegnamenti» a partire dal patrimonio comune del cristianesimo, Fisichella ha affermato: «Ci sono troppi che fanno mea culpa per aver firmato, venti o trent’anni fa, leggi che oggi non firmerebbero più. È meglio essere lungimiranti oggi, che dover chiedere scusa tra venti o trent’anni». L’attuale crisi del matrimonio e della famiglia, che deriva «dalla paura di un’incapacità stabile alla relazionalità e all’amore», per Fisichella, «apre la strada a modelli che contraddicono e distruggono ogni relazione sociale». «Il tentativo di minare alla base anche lo stesso concetto di matrimonio monogamico e tra persone di sesso diverso – la denuncia del relatore – non è che uno degli ultimi bastioni che una cultura in crisi intende abbattere per l’imposizione di un progetto che ha il solo intento di eliminare l’uomo»: di qui la «profonda responsabilità» della Chiesa, «rimasta solo lei a far sentire la sua voce per fermare questo insano desiderio di autodistruzione».
13 febbraio 2007