Capodanno alternativo, tra servizio e spiritualità

Ospiti e volontari, arrivati da tutta Italia, festeggiano al Centro di riabilitazione di via Aurelia Antica dell’Opera don Guanella. Tra giorni di iniziative di Laura Galimberti

Un breve ma intenso itinerario di servizio e spiritualità: è la proposta per il capodanno del Centro di riabilitazione di via Aurelia Antica, dell’Opera don Guanella. “Servi dell’amore e per amore”: questo il tema dell’iniziativa rivolta ai giovani, dal 28 dicembre al 1° gennaio. In programma il servizio con gli ospiti del Centro, uscite in città, momenti di preghiera (fra cui il Te Deum di fine anno e la Messa del primo gennaio) e momenti di formazione. In programma anche la partecipazione al tradizionale presepe vivente itinerante che coinvolge circa 400 attori, tra ragazzi e volontari, in programma il 29 dicembre. E poi la fraternità nelle piccole cose, il cenone e la festa di fine anno con i ragazzi.

La proposta, già sperimentata gli scorsi anni, vede insieme tanti giovani provenienti dalle realtà guanelliane italiane, ma anche volontari e persone che si accostano per la prima volta al mondo di solidarietà nato intorno all’Opera don Guanella. «Raccontare l’amore non è mai facile – spiega Maria, 23 anni, che ha preso parte alla scorsa edizione dell’iniziativa -, ma noi lo abbiamo sperimentato in tanti momenti: dall’incontro con i “buoni figli”, come don Guanella chiamava i suoi ospiti più in difficoltà, che ci hanno regalato abbracci e sorrisi, senza conoscerci, alla premura dei volontari, all’esperienza corale del presepe vivente in cui c’era posto per tutti e tutti erano ugualmente importanti».

Quel far festa insieme l’ultima notte dell’anno, le fa eco Luigi ricordando un capodanno già vissuto al «don Guanella», «aveva una bellezza particolare: nessuno aveva bisogno di musiche da sballo o altre cose strane; ciò che dava gioia vera era il nostro stare insieme». Condividendo le proprie fragilità «ma soprattutto le proprie ricchezze», sottolinea Marco, anche lui volontario al Centro don Guanella. «Sono momenti in cui dimentichi la frenesia del quotidiano e inizi a essere protagonista di una ri-nascita, di un cambiamento che tocca profondamente il tuo cuore, cambia lo sguardo che rivolgi alle persone, tocca profondamente l’intimità della tua anima».

«I giovani che vivono questa esperienza vanno via toccati nel cuore – commenta don Fabio Lorenzetti, direttore del centro guanelliano -. Tornando a casa magari non faranno cose grandiose ma vivranno la loro quotidianità con una mentalità eccezionale».

28 dicembre 2009

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