“Cari maestri”, il cinema e l’emergenza educativa
Presentato nei giorni scorsi alla Lateranense il nuovo libro di monsignor Viganò dedicato alla settima arte e al passaggio dall’età del gioco a quella dell’innocenza perduta di Massimo Giraldi
Nell’affrontare l’argomento educazione si parla ormai da qualche tempo di “emergenza”. E non si tratta di un termine fuori luogo, perché è da tutti condiviso l’allarme che la crisi dei punti di partenza (scuola, famiglia, luoghi del tempo libero…) ha aperto vuoti sempre più profondi rispetto alle attese e alle esigenze dei piccoli e dei giovani in età scolare. “Educare alla vita buona del Vangelo” è opportunamente il tema scelto a qualificare gli Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il decennio 2010-2020. Da qui prende le mosse “Cari maestri”, il nuovo libro di monsignor Dario E. Viganò (Cittadella Editrice, pagg.304). Il sottotitolo “Da Susanne Bier a Gianni Amelio i registi si interrogano sull’importanza dell’educazione” chiarisce che si parte da un punto privilegiato di interesse. Il cinema, che nei suoi primi cento anni di storia ha accumulato e sedimentato nello spettatore un inesauribile patrimonio di suggestioni, può essere guardato come testimone e interprete del nostro tempo, laddove nell’arco di una vicenda ben delineata riesce ad evidenziare i contorni di questa emergenza educativa e a tratteggiare un quadro preciso del passaggio dall’età del gioco a quella dell’innocenza perduta.
Il libro è stato presentato nei giorni scorsi alla Pontificia Università Lateranense alla presenza del vescovo Enrico dal Covolo, rettore dell’ateneo del Laterano, nel corso di un in contro moderato dal vaticanista de Il Foglio, Paolo Rodari. Tra i presenti, Patrizia Prestipino, assessore della Provincia di Roma per le Politiche culturali, ha ricordato come l’amministrazione di cui fa parte sia impegnata in un programma rivolto ai giovani sintetizzato nel passaggio “da tolleranza zero a prevenzione mille”. Tre i punti focali di questo programma: cultura, informazione e sport, per stimolare e coinvolgere tutti. Il cinema può essere punto di incontro dei tre momenti. Tra gli addetti ai lavori, dopo le appropriate testimonianze di due attrici come Cristiana Capotondi e Francesca Rettondini, ha parlato Fausto Brizzi, regista di titoli di grande successo come “Notte prima degli esami” e “Ex”. «Quello del maestro – ha detto – è un ruolo fondamentale in qualunque mia storia, Maestro o genitore. Le materie che preferivo a scuola erano educazione fisica ed educazione artistica. Curiosamente iniziano tutte e due con “educazione”».
Monsignor dal Covolo ha richiamato l’attenzione sul fatto che essere un vero maestro vuol dire esprimere una vera vocazione. «A questo termine – ha aggiunto- va affiancato quello di testimonianza. Il giovane tanto più ascolterà il professore se questi sarà in grado di proporsi come autentico testimone, del proprio tempo e della capacità di condividere esperienze con gli altri». Nel suo intervento conclusivo, monsignor Viganò, che nella stessa università Lateranense è preside dell’Istituto pastorale Redemptor Hominis, ha evidenziato che «il libro ci accompagna in un viaggio attraverso un secolo di cinema, lungo un percorso che si snoda tra scuole di periferia, quartieri degradati ed esistenze segnate da povertà e malavita, accompagnati da figure che impiegano le loro forze per far sì che alcuni ragazzi possano sfuggire a un destino all’apparenza ineluttabile vedendo schiudersi possibilità un tempo inimmaginabili». Dagli anni Trenta ad oggi, dall’Italia al cinema di altre realtà culturali, il testo si pone come fondamentale punto di partenza per tutti coloro che operano in ambiti educativi, pedagogici e pastorali: perché il cinema è più che mai un linguaggio, misterioso e affascinante, sintesi di tutti gli altri linguaggi possibili».
27 ottobre 2011