Concluso il V simposio dei docenti universitari
Oltre 400 docenti al convegno organizzato dall’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria con la Lumsa di Marina Tomarro
«Noi non possiamo ancora dare una risposta concreta alla domanda: “Dove va l’Europa?”. Forse, però, abbiamo capito quale strada il vecchio continente debba intraprendere per iniziare la costruzione di una nuova costituzione, in cui la dignità dell’uomo venga al primo posto». Così il professor Cesare Mirabelli, presidente del comitato organizzatore, ha concluso ieri, primo ottobre, i lavori del V simposio dei docenti universitari “Dove va l’Europa? Culture, popoli, istituzioni”, promosso dall’Ufficio per la Pastorale universitaria della diocesi di Roma, in collaborazione con la Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa). Al termine dell’intervento del professor Mirabelli, monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, ha presieduto la Santa Messa, celebrata nella chiesa di Santa Maria in Traspontina.
Al convegno hanno partecipato 400 professori, provenienti da 31 Paesi diversi. Attraverso le loro relazioni, sono emerse diverse indicazioni comuni per costruire una “nuova Europa” fondata sulla persona e sulle radici cristiane. In particolare, ci si è soffermati sull’importanza dell’impegno educativo e dell’integrazione, per trasformare il nostro continente in uno spazio in cui non esistano più barriere culturale e giuridiche. «Il futuro dell’ Europa – ha spiegato il cardinale Antonio Canizares Llovera, arcivescovo di Toledo – si trova nella fede. Soltanto la riscoperta dell’avvenimento cristiano potrà offrire la speranza ferma e duratura alla quale aspira l’Europa. Per il futuro la fede cristiana non può rimanere relegata nell’ambito privato. L’Europa non può rimanere nella via dell’umanesimo separata da Dio». Mentre Cristian Starck, dell’università di Georg August di Göttingen, ha sottolineato i doveri dell’Unione europea: «Promuovere l’occupazione, migliorare le condizioni di lavoro e di vita, favorire una protezione sociale adeguata e lottare contro l’emarginazione». Principi la cui «attuazione concreta e reale è molto difficile – ha ammesso Stark – soprattutto per quegli Stati ancora economicamente svantaggiati. Purtroppo c’è ancora molta strada da fare affinché tutte le nazioni si sentano chiamate in causa nell’aiutarsi reciprocamente».
Fondamentale, quindi, il contributo delle università nell’educazione delle giovani generazioni, chiamate a costruire una società a misura d’uomo. «La nostra vecchia Europa – ha spiegato Enrico Dal Covolo, professore alla Pontificia Università Salesiana – vive quella che è stata definita la “cultura della globalizzazione”. Una cultura che conosce numerose contraddizioni, esposta com’è al rischio ricorrente di dolorose frammentazioni. Ma nonostante ciò, il nostro itinerario storico continua a insegnare qualche cosa di decisivo sul mistero della persona umana e sul rapporto “non globalizzabile” dell’uomo con Dio, con gli altri, sui diversi cammini dei popoli alla ricerca della loro identità. Viene da chiedersi se noi siamo veri discepoli della storia. Evidentemente non abbiamo ancora imparato una delle lezioni più importanti: che con la guerra tutto può essere perduto, mentre la pace è la condizione indispensabile per edificare una civiltà a misura d’uomo».
L’appuntamento per tutti i partecipanti, come ha ricordato il direttore dell’Ufficio per la pastorale universitaria monsignor Lorenzo Leuzzi, è per il prossimo convegno, in programma dal 21 al 24 giugno 2007 sempre nella Capitale, in occasione del 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma. Il tema sarà “Un nuovo umanesimo per l’Europa. Il ruolo delle università”.
2 ottobre 2006