Crescono gli immigrati a Roma e nel Lazio

X Rapporto dell’Osservatorio romano sulle migrazioni: la crisi non frena l’imprenditoria straniera, in crescita nella Capitale del 12%. Il 53% dei lavoratori nelle professioni meno qualificate di Alberto Colaiacomo

«L’immigrazione a Roma e nel Lazio è ancora un’emergenza sociale»: è la denuncia del direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci, nel corso della presentazione del decimo rapporto dell’Osservatorio romano sulle migrazioni che si è tenuto oggi, mercoledì 19 marzo, nella sala conferenze dell’Ospedale San Giovanni Addolorata. Per il direttore della Caritas, «benché il processo di integrazione degli immigrati proceda in modo spedito per alcuni aspetti, in particolare nel mondo del lavoro e delle seconde generazioni, permangono molte criticità per quanto riguarda i diritti di cittadinanza e per la crisi economica che ha notevolmente ridotto le risorse per le politiche di inclusione». Il dato più grave, ha spiegato monsignor Feroci, «riguarda una vasta area di cittadini stranieri, i richiedenti asilo, i protetti internazionali, i rom, tanti minori non accompagnati, che sono completamente esclusi da politiche di accoglienza che garantiscano loro una vita dignitosa».

Il Rapporto (edizioni Idos, 400 pagine), realizzato dalla Caritas in collaborazione con Roma Capitale, Provincia di Roma e Regione Lazio, descrive l’immigrazione a partire dai dati statistici ufficiali, integrandoli con le rilevazioni dei centri diocesani e parrocchiali della Caritas. In Provincia di Roma, gli immigrati con permesso di soggiorno sono 315.434, segnando un aumento dell’11% rispetto all’anno precedente. Anche la città di Roma ha registrato un aumento dell’8,2% registrando, tra i neonati, una quarto delle nascite di bambini con entrambi i genitori stranieri.

Un aumento, quello avvenuto nella Capitale, che vede anche i problematici arrivi di molti richiedenti asilo e rifugiati (oltre 6 mila) e minori non accompagnati (2.224), per i quali sono notevoli i problemi di accoglienza. Trattandosi del quinto anno di crisi economica, inoltre, la situazione occupazionale ha conosciuto un netto peggioramento con aumento della povertà, maggiore ricorso alle mense sociali (come sperimentato dalla Caritas e dai 20mila utenti delle mense convenzionate con il Comune), calo della produzione (specialmente nel settore industriale e, in particolare, in edilizia), aumento dei fallimenti e del tasso di disoccupazione (9,0% a Roma, 9,3% in provincia e 10,7% in Italia). Tra gli immigrati di Roma, però, il tasso di disoccupazione risulta, seppure di poco, più contenuto, sia rispetto agli italiani che agli immigrati in Italia: 8,6% a Roma, 10,0% in Provincia e 12,1% in Italia. Alla fine del 2012 risultavano a Roma 175.757 lavoratori stranieri: il 53% è inserito nelle professioni meno qualificate, con precarietà dei rapporti e sottoutilizzo delle competenze.

Anche in un contesto così difficile, spiegano i ricercatori Idos, la tenuta imprenditoriale degli immigrati ha dato buona prova di sé. In provincia di Roma, le imprese con titolare immigrato sono cresciute del 12,6%, diventando 34.084. Di esse, 7 su 10 operano a Roma e 1 su 5 ha una donna come titolare (6.624). Il maggior protagonismo spetta agli asiatici (1/3 dei titolari), seguiti dagli europei comunitari e dagli africani (1/4 ciascuno). La prima collettività per numero di imprese è quella bangladese, che supera quella romena (7.443 titolari rispetto a 6.294).

19 marzo 2014

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