Crisi globale, uscire dal circuito della paura
Occorre puntare a un modello di città sostenibile per una realtà rispettosa dell’ambiente. Coltivare le piccole luci che rappresentano la via verso la transizione del sistema economico di Fabio Salviato
La crisi globale si fa sempre più difficile e dura, ci sentiamo tutti avvolti all’interno di un sistema di relazioni, di regole che si intrecciano e non riescono a far emergere una serie di proposte, di progetti capaci di fornirci un indirizzo, un’indicazione di uscita. Sappiamo che è in gioco qualche cosa di molto importante, un futuro diverso, l’avvenire delle prossime generazioni e dei nostri figli. Ma tutto questo preoccupa, paralizza, crea in generale un senso di paura e preoccupazione che a volte demoralizza e sicuramente non aiuta a vedere scenari positivi.
L’intreccio lo possiamo individuare in una classe dirigente composta da banchieri, manager, dirigenti, politici, uomini e donne che governano realtà più o meno complesse, incapaci in questa fase di “uscire” da questa situazione di stallo, forse di vedere che la crisi può essere anche portatrice di nuove opportunità, di grandi cambiamenti.
Eppure dei segnali ci stanno arrivando. Proprio in quest’ultima settimana il Santo Padre ha lasciato il pontificato, un segnale importante che ha scioccato molti, e allo stesso tempo innovativo e coraggioso. Anche la Chiesa ha bisogno di cambiamenti, e lui, il Santo Padre, molto umilmente, riconosce di non potercela fare fisicamente. Un gesto che fa onore ad una persona eccezionale. Allo stesso tempo un’indicazione anche per molte altre persone, organizzazioni e settori che, governati da persone forse non più capaci di trovare soluzioni, dovrebbero far ricorso ad altri, ad una nuova classe di banchieri, manager e imprenditori.
Le stesse elezioni che si terranno il prossimo 24 e 25 febbraio potrebbero rappresentare un importante segnale di cambiamento nel panorama politico, se i cittadini sapessero riconoscere tra i candidati persone capaci di saperci ispirare e “accompagnare” verso una situazione economica sociale più stabile.
Eppure piccole luci che brillano durante il buio della notte, fortunatamente, ce ne sono molte. Starà nella capacità dell’uomo cercare di sviluppare queste piccole luci per fare illuminare un paese, una città, una nazione e poi il nostro pianeta, per farlo quindi ritornare alla luce, al desiderio di una vita possibilmente felice e serena.
Si potrebbe partire dal paese, dal villaggio per arrivare ad un concetto di città sostenibile. Si stanno sviluppando in tutto il mondo realtà di villaggi e di quartieri sostenibili, dove da un concetto di costruzione eco-compatibile si organizza anche un sistema di produzione di prodotti e servizi locali, di relazioni basate su fiducia, reciprocità e solidarietà. In pratica modelli di economia sostenibile che includono una realtà sociale rispettosa dell’ambiente. Se solamente provassimo a sviluppare su larga scala questo tipo di iniziative potremmo contribuire concretamente sia al cambiamento della qualità delle nostre relazioni, sia alla creazione di nuovi posti di lavoro, sia al rispetto dell’ambiente.
Un altro aspetto importante è rappresentato dalla nostra terra, che deve essere rispettata: occorre immaginare un sistema di fattorie, possibilmente ecologiche, dove giovani e meno giovani possano ritornare alla terra, per produrre, per vivere e per non lasciare ad un lento abbandono la nostra campagna.
Usciamo quindi dal circuito della paura, che blocca e paralizza, e confidiamo nella fiducia nel domani, cercando e coltivando le mille luci che nel mondo d’oggi rappresentano la via verso la transizione di un sistema economico non più sostenibile.
19 febbraio 2013