Dal Circo Massimo il tributo gioioso a Giovanni Paolo II
L’entusiasmo, i ricordi e la commozione dei 200mila pellegrini che hanno aspettato in preghiera la beatificazione di Papa Wojtyla. Luisa, in cammino verso San Pietro: «È il mio Papa» di Jacopo D’Andrea
Un oceano di luce nella piana del Circo Massimo ha dato, sabato notte, un tributo gioioso a Giovanni Paolo II. Un oceano fatto di duecentomila pellegrini provenienti da tutto il mondo, con i loro piccoli ceri. Silenziosi hanno portato il loro entusiasmo durante la veglia solenne organizzata alla vigilia della beatificazione dalla diocesi di Roma. Molti di loro hanno sfidato una pioggia leggera ma fastidiosa già dalle 17.30. E così, a pochi metri dai maxipalchi, ecco gruppi di ragazzi muniti di tappetini di gomma, d’ombrelli ma anche di impermeabili improvvisati. Il fastidio, però, dura pochi minuti: alle 18 la pioggia smette. Joao un sacerdote portoghese racconta che è qui perché «Giovanni Paolo II con la sua forza di fede mi ha spinto con le sue parole durante la Giornata mondiale della Gioventù a Tor Vergata ad entrare in seminario. Prima studiavo veterinaria». E sorridente saluta, con una pacca sulle spalle.
A pochi metri, Mauro allestisce uno striscione insieme a Gianluca. Sono del Cammino neocatecumenale e vengono da Casal Bertone. Hanno lo stesso entusiasmo di Joao. Mauro dichiara: «Ho partecipato a quasi tutte le Giornate mondiali della gioventù. Per me Giovanni Paolo II è stato un vero pastore. E lo dico con una commozione immensa». Quindi, indica un gruppo di ragazzi che hanno formato un semicerchio. Ballano, e cantano al ritmo di chitarre e tamburelli. «Guardate – dice Mauro -: sono di gruppi diversi, di città diverse. Non si conoscono, eppure esprimono una felicità unica. Questo lo fa solo Dio». Alcuni dei giovani che hanno improvvisato le danze, sono di Aprilia, della parrocchia di Maria madre della Chiesa. Davide, uno di loro, dice: «Giovanni Paolo II è stato un punto di riferimento anche per chi non crede». E Francesca, curiosa, viene avanti e aggiunge: «Questa è una giornata importante per noi giovani. Giovanni Paolo II può dare una speranza anche a quanti di noi l’hanno persa».
Nel frattempo sempre più persone stanno cominciando a scendere verso il centro del Circo Massimo. Sono le 19.30: manca solo mezz’ora all’inizio della celebrazione. Famiglie intere accorrono con i ceri forniti dai volontari. A prevalere è il rosso e bianco delle bandiere polacche, che sventolano con vigore. Ma ecco arrivare gli spagnoli, anch’essi numerosi. Nonché inglesi. E così anche qualche Union Jack si mette a garrire. I maxischermi di fronte ai palchi trasmettono immagini di papa Wojtyla durante i suoi numerosi viaggi. Si odono le parole di speaker di lingue diverse. Quando ormai la veglia è iniziata, il silenzio luminoso, se si escludono i canti del coro ufficiale, è rotto solo dagli applausi per le parole di suor Marie Simon Pierre, di Joaquin Navarro Valls e del cardinale Stanislao Dziwisz, arcivescovo di Cracovia. Uno scroscio che accompagna la testimonianza della religiosa guarita dal morbo di Parkinson grazie all’intercessione del Papa polacco: «Alle 4 e 30 al risveglio mi sono accorta che ero guarita: ero cambiata». Applausi che chiudono come un suggello anche le parole di Navarro Valls, il portavoce di Papa Wojtyla: «Grazie Giovanni Paolo II per quel capolavoro che con l’aiuto di Dio hai fatto nella tua vita».
Una commozione espressa anche da Jole, intervenuta con il marito Gregorio. Sono di Palermo ma abitano a Roma. «Non potevo mancare perché fa parte di me. Papa Wojtyla si rivolgeva alla moltitudine ma arrivava al singolo». Gregorio sottolinea invece che «Giovanni Paolo II ha incentivato il pensiero che la santità è per tutti». Dal palco si susseguono le testimonianze. Ma dal Colosseo, così come da viale Aventino, la folla di fedeli non accenna a diminuire. Vogliono ancora entrare al Circo Massimo. Si mettono in fila. Qualcuno, perse le speranze, si mette a curiosare dalle grate di un cantiere. I volontari hanno un gran da fare per farli camminare lungo le transenne predisposte. Dopo il collegamento video con la benedizione apostolica di Benedetto XVI, alle 22.30 passate, la veglia termina. Tutti cominciano a spostarsi nella notte romana. C’è chi andrà a San Pietro. E Luisa afferma: «È il mio Papa, sono nata un anno dopo la sua elezione. Grazie a lui il mio percorso di fede è cresciuto. Ed è stato bello vedere come una volta a Roma abbia ringraziato noi giovani». Giovani che se ne vanno festanti tra i sorrisi dei volontari in divisa gialla. «Non abbiate paura»: la scritta che campeggia su di essa.
2 maggio 2011