Dapporto propone Wilder al Quirino

Fluida e frizzante la trasposizione teatrale del celebre film “L’appartamento”, ma spingendo sul pedale della farsa tralascia la satira di Toni Colotta

Dobbiamo confessare di non essere granché attratti dalle trasposizioni teatrali di film celebri. È un’operazione che di solito procura successo ma che anche purtroppo segnala la difficoltà, oggi, di investire e rischiare su copioni nuovi ma validi, e persino su classici inossidabili, che è l’ossigeno dell’arte scenica. Invece si ricorre alla forza endogena di sceneggiature cinematografiche dal valore indiscusso ma pur sempre basate su codici «altri». E tuttavia il pregiudizio non ci ha accecato, andando al Teatro Quirino per “L’appartamento”.

Matrice del testo è ovviamente il film uscito nel 1960, autore Billy Wilder al top dello stato di grazia, che gli valse cinque Oscar. Qui il regista austro-ungarico, naturalizzato Usa, portò a livello di capolavoro, con gli indimenticabili protagonisti Lemmon e McLaine, quel tipo di commedia dal retrogusto amaro che lo aveva reso famoso attraverso numerose pellicole. Difficile perciò riprodurla per un adattatore al palcoscenico.

In questo caso, insieme a Edoardo Erba, vi si è dedicato Massimo Dapporto, attore che ha nel sangue una valenza espressiva comico-drammatica assai comunicativa, dimostratosi abile anche nel «taglia e cuci» su una sceneggiatura regina. Insomma, pur se restano le nostre riserve iniziali, si può gustare (le repliche ancora per una settimana) il trattamento teatrale come spettacolo ex novo.

Lo spunto narrativo è quello ben noto ai consumatori di cinema: l’impiegatuccio Baxter possiede un appartamento che cede a turno ai suoi dirigenti per le loro avventure libertine, con la prospettiva di far carriera, fino a diventare succube dello squallido gioco; anche la sua amicizia con la ragazza dell’ascensore ne resta sporcata, finché riesce a recuperare la sua dignità e l’amore, da disoccupato ma «libero».

Il film, divertendo, sparava sulle perversioni sociali, il carrierismo amorale degli anni ’60. Patrick Rossi Gastaldi, che ha curato la regia del «remake» teatrale, ha mantenuto epoca e costume, come a sottolinearne le analogie con la odierna attualità. E Massimo Dapporto, col suo Baxter surriscaldato e grottesco, ci mette il meglio di un talento che non ha da spartire alcunché con il pur stellare Lemmon. Peccato che lo spettacolo, fluido e frizzante, spingendo il pedale della farsa appiattisca la satira tagliente sfoggiata da Wilder. Funzionali all’impianto registico gli altri attori Benedicta Boccoli, Rossana Bonafede, Riccardo Peroni, Carlo Ragone e Riccardo Maria Tarci.

24 gennaio 2011

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