Dialogo sul sabato tra ebrei e cristiani
Appuntamento con il vescovo Paglia e il rabbino capo della comunità ebraica Di Segni. Ne parla monsignor Tuzia, presidente della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo di Federica Cifelli
Il sabato da santificare e custodire, ma anche e soprattutto il sabato che «custodisce e santifica». Si parlerà di questo giovedì alle 18 alla pontificia Università Lateranense, in occasione della ventesima edizione della Giornata di riflessione ebraico-cristiana, con il rabbino capo Riccardo Di Segni e il vescovo Vincenzo Paglia. Un cammino che dal 2005 ripercorre punto per punto i comandamenti del decalogo, e che quest’anno è giunto alla quarta «parola»: «Ricordati del giorno del sabato per santificarlo».
In realtà, spiega il vescovo Benedetto Tuzia, presidente della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo, «è vero che si parla del sabato, ma gli ebrei sanno benissimo che non sono stati tanto loro a custodire il sabato quanto il sabato a custodire gli ebrei». Questo, aggiunge, «è molto importante anche per noi cristiani: l’Eucaristia alla quale è dedicata la verifica che stiamo portando avanti come Chiesa diocesana, intesa come momento centrale che scandisce la vita delle nostre comunità, ci rivela che non ne siamo noi i custodi ma è lei che ci custodisce nel nostro essere. Nel nostro credere». In primo piano allora «non c’è tanto il nostro fare quanto proprio il sabato; per noi cristiani, l’Eucaristia domenicale».
Si tratta, sottolinea il vescovo, di un cammino che raccoglie «l’eredità preziosa di Giovanni Paolo II». Si deve a lui infatti l’intuizione del grande campo dell’etica individuale e sociale come «aspetto da approfondire per arricchire il dialogo e la conoscenza tra cristiani ed ebrei». Soprattutto in un tempo che dimostra smarrimento e inquietudine. Cristiani ed ebrei, rileva infatti monsignor Tuzia, «siamo depositari di un’etica che si innerva nei comandamenti, nei quali l’uomo trova la sua libertà». E proprio da qui è partito il cammino delle Giornate di riflessione ebraico-cristiane: dall’esigenza di «trovare un terreno comune in questo senso. Dando un respiro ampio a una riflessione puntuale, da distendere in un itinerario di 10 anni: uno per ognuna delle dieci “parole”. E siamo arrivati appena alla quarta».
Ad approfondirla, giovedì prossimo nel dibattito organizzato alla Lateranense dall’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo diretto da monsignor Marco Gnavi, saranno il rabbino capo della comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni e il vescovo di Terni-Narni-Amelia Vincenzo Paglia, presidente della Commissione Ecumenismo e dialogo della Conferenza episcopale italiana e consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio, di cui segue la vita sin dall’inizio degli anni ’70. «Per noi – aggiunge monsignor Tuzia – sarà un’occasione preziosa per ribadire il desiderio della Chiesa italiana di incontrare la comunità ebraica sostando anzitutto su questa radice comune che è la Scrittura. Ritrovare Israele e la Scrittura che è alla radice sia della religione ebraica che della nostra è come ritrovare una lingua comune, che ci permette di dialogare anche tra noi». Riscoprendo l’incontro con la Parola come «una dimensione forte dell’ecumenismo spirituale».
13 gennaio 2010