Disturbi del movimento, sintomi difficili e cura d’équipe
Fondamentale il coinvolgimento della famiglia e dell’ambiente per incoraggiare ai progressi e stimolare a un maggiore allenamento, affinché il paziente diventi o resti autonomo il più a lungo possibile di Angela Dassisti
Difficoltà nel mantenere la postura, nel pianificare, eseguire e coordinare movimenti volontari. Sono i disturbi del movimento, che sulla base delle differenze suggerite dai manuali diagnostici si possono distinguere in due grandi macro aree, una più legata alla coordinazione e l’altra alla pianificazione del movimento. Con sintomatologia variabile, nei bambini sembrano più frequentemente congenite o dovute a difetti genetici, mentre nell’adulto si manifestano più spesso in seguito a degenerazione neurologica. I disturbi del movimento, inoltre, si osservano anche in alcune sindromi genetiche o in sindromi epilettiche farmaco-resistenti.
L’eziologia è piuttosto variabile, in genere possono essere causati da danni neurologici o dal lento sviluppo delle strutture cerebrali del sistema nervoso centrale deputate al movimento e all’integrazione di informazioni spaziali esterne e interne all’organismo. Nei bambini è possibile notare sin dalle prime settimane difficoltà nell’addormentamento, scarsa consolabilità, un lento sviluppo della motricità e della forza espressa degli arti. In alcuni casi, invece, i primi sintomi potrebbero essere riconoscibili più tardi, in concomitanza con i primi tentativi di esplorazione del mondo (afferrare oggetti per il gioco, deambulazione e coordinazione bi-manuale).
La difficoltà nell’approfondire autonomamente la scoperta dell’ambiente determina sia una dipendenza dalla madre o dagli adulti che dura per molto tempo e in alcuni casi non si interrompe mai, ma anche la mancanza di stimoli e di sicurezza nel bambino. Difficoltà nella coordinazione e nella pianificazione del movimento possono limitare il bambino nel raggiungimento della sua autonomia personale (allacciarsi le scarpe, vestirsi, mangiare), nell’apprendimento (letto-scrittura, matematica e disegno), nelle attività sociali (sport e attività ricreative che richiedano movimento come andare in bicicletta o correre) e nello sviluppo delle capacità di relazionarsi con gli altri in un rapporto paritetico e non di sudditanza o richiesta di cura. Inoltre bambini con problemi motori possono presentare contemporaneamente disturbi di attenzione, di linguaggio e dell’apprendimento.
Anche nell’adulto le difficoltà di movimento determinano spesso degli spiacevoli inconvenienti. Si possono notare una postura sbagliata o un’andatura incerta, manifestazioni di dolori muscolari e ossei, affaticamento eccessivo e infiammazioni, piccoli tremori delle dita o della testa. I disturbi del movimento inficiano non solo le capacità di deambulazione della persona, ma anche la possibilità di condurre una vita autonoma a causa dei tremori durante l’esecuzione di movimenti volontari, come per le sindromi degenerative quali il morbo di Parkinson, oppure nell’eseguire semplici sequenze di movimenti che richiedano una coordinazione simultanea.
Potrebbe risultare notevolmente faticoso preparare dei cibi, vestirsi o svestirsi autonomamente, avere cura della propria persona, guidare una macchina con il cambio manuale e condurre una vita serena. Inoltre spesso possono associarsi ai disturbi del movimento altre difficoltà cognitive come perdita di memoria, difficoltà di organizzazione dell’eloquio spontaneo, comportamenti impulsivi e poco controllati, ma anche disturbi dell’umore e sintomi depressivi. Quando si osservano sintomi riconducibili a difficoltà di movimento è molto importante, sia nel bambino che nell’adulto, sottoporsi ad una visita medica accurata perché vi sia una diagnosi chiara e puntuale che attesti il grado di compromissione o di autonomia personale.
L’intervento precoce nei più piccoli facilita lo sviluppo delle strutture cognitive poco funzionali poiché nel bambino la maggiore plasticità neuronale predispone alla possibilità di una riorganizzazione cerebrale più veloce. Nell’adulto un intervento mirato può determinare il rallentamento nella degenerazione cognitiva e il mantenimento delle funzioni motorie di base, permettendogli di condurre un’esistenza meno limitante e di continuare a percepire un buon senso di autoefficacia e di autonomia personale.
Gli specialisti della motricità sono gli psicomotricisti e si occupano di effettuare un lavoro mirato sul movimento in collaborazione con una équipe medica. Risulta fondamentale avere un riferimento neurologico (un neuropsichiatra infantile se si tratta di bambini), avvalersi di uno psicologo o neuropsicologo, di uno psicomotricista, di un logopedista in caso di disturbi di linguaggio e di assistenza domiciliare in casi di scarsa autonomia personale. L’intervento di tutte queste figure è estremamente importante e in alcuni casi ognuno interverrà per aiutare l’individuo in aree specifiche carenti, coordinando e calibrando il lavoro in collaborazione con il responsabile del progetto riabilitativo e con tutte le figure che intervengono.
Tuttavia, in un programma riabilitativo efficace, la famiglia e l’ambiente dovranno essere sostenuti e coinvolti poiché rappresentano una risorsa preziosa. È importante, infatti, che genitori e familiari siano guidati a sviluppare un atteggiamento di sostegno alla persona senza sostituirsi ad essa, incoraggiandone contemporaneamente i progressi e motivando un maggiore allenamento, perché diventi o resti autonoma il più a lungo possibile.
8 novembre 2012