Domenica con i poveri nella mensa di Acilia

L’iniziativa della parrocchia di San Leonardo da Porto Maurizio. Il parroco, padre Stefano: «È nata dall’ascolto dei bisogni del territorio e da una sensibilità già presente tra la gente» di Emanuela Micucci

È una domenica speciale oggi ad Acilia. Nella parrocchia San Leonardo da Porto Maurizio si festeggiano i 21 anni di Micheal, un ospite della mensa. Le volontarie del gruppo «Di-vino» hanno preparato la torta con le candeline per «questo ragazzo dagli occhi sorridenti». Dopo il pranzo un parrucchiere offrirà barba e capelli agli ospiti della struttura. Intorno alla mensa dei poveri della domenica (ore 13-14.30) è cresciuta la solidarietà e la sensibilità del quartiere all’altro. «La carità verso gli ultimi avvicina tutti», spiega il parroco, il francescano padre Stefano Marsili. «Lo scorso anno – racconta – abbiamo risistemato un salone accanto al parco giochi e vi abbiamo ricavato una cucina con i finanziamenti del bando provinciale “Prevenzione Mille”». In quel locale ogni settimana a turno tutti i gruppi della parrocchia preparano il pranzo per 40 persone. «Il parroco ci assegna un budget con cui facciamo la spesa e definiamo il menù – spiega Anna, una volontaria -. Prepariamo i pasti in parrocchia, i dolci li facciamo in casa. Un pranzo completo, dal primo al caffè. Banditi solo vino e alcolici. Il pane lo dona il forno della zona».

«La nostra iniziativa non è eccezionale – insiste padre Stefano -, si affianca a tante altre esperienze di solidarietà presenti nella diocesi. La mensa è nata dall’ascolto dei bisogni del territorio e da una sensibilità già presente tra la gente di Acilia». Molte famiglie, infatti, una volta a settimana portano in parrocchia sacchetti per la cena dei bisognosi: panini, una bibita, un succo di frutta, una merendina. Quello che avanza viene consegnato alla mensa della Caritas alla stazione Termini. La domenica all’offertorio si porta all’altare un cesto con i viveri raccolti prima della Messa e a Natale si allestisce un pranzo per 100 poveri. Mentre da qualche anno in un piccolo appartamento vicino al campetto vengono accolte per brevi periodi persone bisognose di un alloggio. Attualmente vi abitano Beatrice, peruviana, ed Enzo, piemontese, che per ricambiare l’aiuto dei frati collaborano in parrocchia. «Siamo arrivati qui da Frascati – spiegano – senza lavoro e senza casa. Ci hanno accolto e aiutato come una famiglia». Così, dopo 10 mesi, con la nuova occupazione di Enzo in una falegnameria la vita può ripartire. Si ricomincia a sperare.

«La mensa è un punto di riferimento per tutti noi – sottolinea Antonio, giovane operaio precario -. È un momento difficile, le povertà aumentano. Manca il welfare. Questo periodo di disagio mi consente di comprendere meglio l’umanità delle persone». Seduti tra i tavoli, un gruppo di polacchi che vive sotto i ponti a Dragona. Romano, 46 anni, è un manovale che in Polonia faceva il tecnico elettronico: «Adesso la tecnologia è avanzata e non sono più capace di riparare tv o computer». «Qui ti fanno sentire una persona, c’è un rapporto personale», aggiunge Thomas, americano appassionato della storia di Roma. Nella mensa si respira l’aroma di familiarità e condivisione sincera delle storie e della vita degli altri. I volontari mangiano accanto agli ospiti ascoltandoli. «C’è tanta solitudine tra gli anziani, abbandonati dai figli», osserva Stefania, mentre la figlia Veronica, 13 anni, porta l’acqua in tavola. «È bello fare del bene alle persone – afferma la ragazza -, ma è doloroso non riuscire a dare di più». Entra una giovane moldava con Melissa, neonata di 8 mesi. Al tavolo accanto, una signora commenta: «Da giovane ho servito per anni nella mensa della Caritas, oggi sono io a essere servita». Tra gli ospiti si creano rapporti d’amicizia che proseguono fuori dalla parrocchia. La mensa diviene anche un canale per riavvicinare alla fede le persone lontane. Nelle prossime settimane si inaugurerà una casa famiglia per ragazze madri, mentre già si lavora sul progetto di un servizio docce.

3 ottobre 2011

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