«Don Andrea è ancora vivo nella Parola di Dio»
Così l’arcivescovo Ravasi alla celebrazione in ricordo di don Santoro, nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. A marzo un grande convegno islamo-cristiano a lui intitolato di Daniele Piccini
Dai cieli di Trebisonda, echeggianti di spari e di follia, a quelli di una sera piovosa di Roma: la vita e la morte di don Andrea Santoro si intrecciano ancora con la Parola di Dio. Come in quella domenica del 5 febbraio 2006, quando un fanatico entrò nella chiesa di Santa Maria a Trabzon, in Turchia, e al grido di «Allah Akbar» esplose alcuni colpi di pistola che perforarono la Bibbia sulla quale il sacerdote stava pregando e lo trafissero a morte, mescolando insieme il sangue e la saggezza dei profeti. Sabato scorso, nel giorno in cui la liturgia festeggiava l’apostolo Andrea, l’arcivescovo Gianfranco Ravasi, celebrando la Messa nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, ha ricordato quel nodo che ha saldato il destino di un prete di Priverno al Verbo divino. «Don Andrea Santoro – ha detto durante l’omelia monsignor Ravasi – è ancora vivo, in carne e sangue, nei suoi parenti ed amici, e in spirito, nella Parola di Dio».
Il Vangelo secondo Marco ha appena scandito il monito di Cristo: «State attenti, vigilate», parole che danno inizio al tempo d’Avvento. «Il tema della venuta di Cristo – commenta il presule – è qui reso con due verbi, “vigilare” e “vegliare”, che esprimono tensione e attenzione. Nella nostra società abbiamo allentato qualsiasi veglia. Siamo colpiti dallo stress e dalla frenesia della vita quotidiana, ma questa non è la tensione che attende una venuta. Non aspettiamo più nulla. Siamo tesi, sì, ma non è l’inquietudine dello spirito che ispirava anche Platone quando faceva dire a Socrate che “una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”. Le nostre ricerche non approdano più a nulla, abbiamo smesso di cercare il senso della nostra vita e della storia». Le parole del Vangelo di Marco, ha suggerito l’arcivescovo nell’omelia, si fondono con i versi di don Santoro che in una poesia si rivolgeva a Cristo scrivendo: «Vieni, mi dicesti, e arrivai. Vieni, mi ripeti, ma io m’attardo. Non stancarti di chiamarmi fino a quando io verrò». «Quante volte anche noi – ha commentato monsignor Ravasi – ci siamo persi e attardati. Anche noi, insieme a don Santoro, dobbiamo chiedere a Cristo di continuare a chiamarci. Dio è sempre in agguato, nei crocevia della nostra vita. Facciamo in modo che non se ne vada».
Anche nella prima lettura – in cui il profeta Isaia ha ricordato agli uomini che sono fatti di argilla e che portano ancora addosso il calore delle mani di Dio che li ha plasmati – l’arcivescovo rintraccia corrispondenze con un altro testo, in cui don Santoro scriveva: «Se le tue mani mi prenderanno, mi lascerò seppellire. Se le tue mani lo vorranno mi lascerò cadere. Se le tue mani mi afferreranno mi lascerò marcire in questa zolla buia. Quando le tue mani mi sfioreranno so che la zolla fiorirà con me». «Anche noi – ha affermato monsignor Ravasi – dobbiamo chiedere a Dio che le Sue mani non ci abbandonino mai, ma che ci facciano crescere come una spiga. Lo stemma episcopale di don Andrea Santoro è la sua morte – ha poi concluso – è la sua Bibbia trapassata dalla pallottola. Questa Bibbia è il suo corpo. Don Santoro ci lascia in eredità quelle Parole che lo hanno crocifisso. Anche noi dovremmo lasciarci crocifiggere dalla Bibbia».
Nella zolla buia il seme si è infine dischiuso in una spiga. L’Associazione a lui intitolata, nata nel giugno del 2006, ha portato avanti il progetto di don Santoro di dare vita ad un Centro di dialogo interculturale e interreligioso, a Iskenderun, in Turchia. «Grazie alla mediazione dell’Associazione – annuncia Maddalena Santoro, docente di teologia all’Università Lumsa e presidente dell’Associazione che porta il nome del fratello – dall’8 al 13 dicembre alcuni ragazzi turchi, cattolici e ortodossi, leviti e musulmani, verranno in visita a Roma, ospiti della parrocchia di Sant’Ippolito, per conoscere la città eterna, culla della cristianità. Ancora, il 5 febbraio, anniversario della morte di mio fratello Andrea, a Trebisonda e a Roma verranno celebrate delle Messe di suffragio in suo nome. Poi, dal 18 al 20 marzo 2009 si terrà un grande convegno islamo-cristiano intitolato “Don Andrea Santoro ponte di dialogo con Medio Oriente e Turchia”». Il sogno di don Santoro diventa realtà: le pistole tacciono e le parole sbocciano in fiori di pace.
1 dicembre 2008