Don Santoro, «esempio e testimone»

Il sacerdote ucciso a Trabzon nel 2006 nel ricordo di monsignor Di Tora a Santa Croce in Gerusalemme: «La sua vita ci invita ad abbracciare ogni giorno il martirio della coerenza nella fede» di Maria Elena Rosati

Un punto di riferimento, un testimone, un esempio: monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliare per il settore Nord, ha ricordato così don Andrea Santoro a sette anni dalla morte, nella Messa (FOTO) celebrata ieri, 5 febbraio, a Santa Croce in Gerusalemme, e preceduta lunedì 4 da una veglia di preghiera nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, l’ultima in cui don Santoro ha prestato servizio come parroco. Poche parole per raccontare l’impegno pastorale di un sacerdote che ha speso la vita per il Vangelo, prima nelle parrocchie di Roma, e poi nella chiesa di Santa Maria a Trabzon, in Turchia, dove è stato ucciso con due colpi di pistola il 5 febbraio 2006.

Una vocazione all’accoglienza e al dialogo ecumenico che, ha detto monsignor Di Tora, «don Andrea sentiva fortemente, convinto che in quelle zone, che sono state culla del cristianesimo, potessero ancora esserci segni visibili della presenza cristiana». Un impegno per la missione portato avanti con fiducia nella chiamata del Signore: dove era difficile esercitare il ministero sacerdotale, la presenza di don Andrea è stata «testimonianza di prossimità, di quella vicinanza in nome di Cristo che non chiede nulla in cambio e che rende credibile ancora oggi il Vangelo», ha proseguito il vescovo.

La vita di don Santoro in Turchia si è sviluppata secondo la Parola, fino al sacrificio della vita; un sacrificio che, ha concluso il presule, «è espressione di fedeltà alla vocazione e ci invita ad abbracciare ogni giorno il martirio della coerenza nella fede». Monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana, ha concelebrato la liturgia e ha ricordato come don Andrea «abbia pienamente tradotto nella sua carne le parole di San Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me». Era presenza viva di Cristo, piccola fiammella dell’amore di Dio per gli altri, in una fede profondamente incarnata».

Testimoni di questa vita completamente immersa nell’amore di Dio anche ex parrocchiani di don Andrea, come Maria Cristina Vanzetto, della parrocchia Gesù di Nazareth – nel quartiere Verderocca, guidata da don Santoro negli anni Ottanta -, che lo ricorda come «una persona speciale, che viveva con concretezza l’ essere imitatore di Cristo nella vita di tutti i giorni». Vanzetto, assieme ad altri ex parrocchiani, fa parte dell’Associazione don Andrea Santoro onlus, nata subito dopo la morte del sacerdote per farne conoscere la figura e la spiritualità attraverso incontri, eventi e la pubblicazione di scritti.

Una rete creata per diffondere la testimonianza e l’esperienza di don Santoro, e divenuta sostegno alla sua famiglia, perché, spiega la sorella Imelda, «il dolore c’è, ma ci riempie di gioia e consolazione sapere che la gente lo ricorda, vedere il segno che ha lasciato nei cuori di tanti che lo hanno conosciuto, qui e in Turchia». Un legame solido, quello di don Andrea con la Turchia, che nemmeno la morte ha potuto spezzare: il 5 febbraio il vescovo ausiliare del settore centro monsignor Matteo Maria Zuppi ha celebrato una Messa di suffragio anche nella chiesa di Santa Maria a Trabzon, ultima tappa del cammino pastorale del sacerdote fidei donum.

6 febbraio 2013

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