Don Luigi Di Liegro, la storia in 33 foto

Una mostra a Palazzo Valentini ricorda il primo direttore della Caritas diocesana, scomparso 9 anni fa di Angela Napoletano

Ungheria, scatti della rivoluzione di R. S.

A don Luigi avrebbe fatto piacere. C’è la foto di un barbone, uno dei tanti “ultimi” a cui il sacerdote Di Liegro ha dedicato la propria vita, ad aprire il percorso della mostra fotografica organizzata per celebrare l’anniversario della sua scomparsa. Oggi, il nono. L’uomo fissa l’obiettivo. Ha la barba lunga e folta, un berretto di lana sulla testa e un piatto di minestra tra le mani. Il suo sguardo, tenero ma rassicurante, fa vibrare la foto come se parlasse. Don Luigi non ripeteva altro: è il volto di Gesù Cristo quello dei poveri e dei più bisognosi.

Allestita nella sala intitolata proprio a lui di Palazzo Valentini, la mostra “Don Luigi e la storia della Caritas” – inaugurata ieri dal presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, dal direttore della Caritas diocesana della Capitale, monsignor Guerino di Tora, e dal segretario generale della Fondazione Di Liegro, Luigina, nipote di don Luigi – racconta la storia del sacerdote che è stato il primo direttore della Caritas diocesana di Roma, nonché simbolo cittadino di solidarietà, attraverso l’obiettivo di Stefano Montesi e Simona Granati.

Le foto, 33 scatti in bianco e nero, rimarranno esposte fino al 17 ottobre per ricordare la lotta quotidiana combattuta da Di Liegro contro le disuguaglianze sociali: le visite al carcere di Rebibbia, il lavoro dei volontari nell’ostello di via Marsala e nei centri di accoglienza per poveri e immigrati, le notti d’inverno trascorse accanto ai senza fissa dimora, la preghiera domenicale all’Angelus insieme agli abitanti della Pantanella. Pensata come se si stesse sfogliando un album dei ricordi, la mostra non trascura però anche il racconto dei momenti “speciali” della vita di don Luigi, come l’inaugurazione, nel 1990, della moschea con l’imam della Pantanella, Mustafà Syed Ghulam, o l’incontro con il Papa, Giovanni Paolo II, che lo definì «il profeta dei poveri e degli ultimi». Il rapporto con le istituzioni, d’altronde, è stato una costante dell’opera di don Di Liegro, «impegnato – come ha ricordato Gasbarra – a scuotere la politica per metterla al servizio degli ultimi».

Don Luigi è stato, però, prima di tutto un grande sacerdote. Lo ha ribadito monsignor Di Tora ricordando «lo sforzo di evangelizzazione realizzato da Di Liegro per avvicinare la gioventù operaia al mondo cattolico». Lo ha sottolineato anche il giornalista Orazio La Rocca che al “profeta dei poveri” ha dedicato il libro “Avevo fame…Avevo sete” (Edizioni Studium) presentato ieri durante l’inaugurazione della mostra. «Era un sacerdote che faceva la rivoluzione francescana» ha commentato La Rocca. I proventi del suo libro verranno destinati alla Fondazione Internazionale don Luigi Di Liegro che, in collaborazione con la Provincia di Roma, ha istituito un premio per il giornalismo e la ricerca sociale che martedì prossimo verrà assegnato per la prima volta. Sabato 21 ottobre, invece, nell’ambito della Festa del Cinema di Roma verrà proiettato in anteprima nazionale il film per la tv, “L’uomo della carità”, dedicato proprio a don Luigi e interpretato da Giulio Scarpati, con la regia di Alessandro Di Robilant.

Intanto oggi, in suffragio del “profeta dei poveri”, alle 18.30 nella basilica Santi Apostoli verrà celebrata una Messa presieduta da monsignor Vincenzo Apicella, vescovo della diocesi di Velletri-Segni.

12 ottobre 2006

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