Don Padrini: i media digitali “spiegati” ai genitori

Dedicata a facebook, internet e “digital media” la nuova “Guida per genitori ed educatori” curata dal parroco che ha inventato iBreviary, applicazione che porta il breviario sull’iPhone: «Una positiva complessità» di Elisa Storace

Come “gestire” i profili facebook dei figli più piccoli? In che modo “controllare” le fotografie che pubblicano? È opportuno essere “amici su facebook” dei propri figli? Dopo “Chat line: luogo e tempo della comunicazione e dell’incontro”, partendo da domande molto pratiche come queste, don Paolo Padrini – classe 1973, «prima di tutto parroco» ma noto ai più soprattutto per iBreviary, applicazione che porta il breviario sull’iPhone – ritorna sul tema dei social network con un altro libro, dal titolo “Facebook, internet e i digital media, una guida per genitori ed educatori”.

Alla presentazione del volume – venerdì 16 novembre presso il Centro Benedetto XVI, della Comunità Nuovi Orizzonti – padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica – introduce la discussione sul libro facendo notare come facebook sia una tappa di un processo evolutivo più ampio, quello delle reti sociali, che ha portato ad un vero e proprio “cambiamento antropologico”: «Prima c’erano persone e cose, ora ci sono le relazioni». Facebook, osserva ancora padrea Spadaro, è «un ambiente di condivisione e uno spazio di esperienza». È bene che i ragazzi lo frequentino? Non ci sono risposte. Il problema piuttosto è «l’erronea visione che vorrebbe il “reale” sinonimo di “vero” e “virtuale” sinonimo di “falso”: se i ragazzi vivono lo spazio digitale come “altro” rispetto alla vita reale – avverte padre Spadaro – rischiano l’alienazione, mentre dovremmo saper spiegare loro che la connessione è, semplicemente, una dimensione della vita».

Sui rischi di facebook si sofferma Tonino Cantelmi, psicoterapeuta, che però concorda sull’ineludibilità della sfida che i social network pongono: «Siamo in un’epoca in cui la socializzazione virtuale ha un peso notevole – dice Cantelmi – e certamente i rischi di questa nuova modalità di relazionarsi sono vari: un rischio è che il “vedere” potrebbe essere pensato come sinonimo di “conoscere”, un altro è quello di abolire la rielaborazione delle esperienze, subito “postate” sui social network, spesso senza metabolizzazione. Rischi reali che però – rivolgendosi ai “nativi digitali” – gli educatori non possono aggirare ma solo affrontare».

Quindi don Paolo spiega da dove nasce l’idea di questo sussidio: «Questo libro nasce dall’esperienza molto concreta che ho fatto come sacerdote e come educatore, che è quella di trovarmi di fronte alle domande di genitori e insegnati preoccupati dell’uso che i ragazzi avrebbero potuto fare di facebook». «Il mio punto di vista – spiega ancora il sacerdote – è di una “positiva complessità”: complessità perché il tema non è certo semplice, ma positiva perché lascia a noi un ampio spazio di manovra educativa». Quel che è certo, conclude, è che «io non posso non “abitare” lo spazio in cui mio figlio condivide la sua intimità. Quindi devo imparare a gestirlo e, nella dimensione dell’accompagnamento, provare a potenziarne gli elementi educativi».

Un concetto quanto mai attuale, se, come si legge nel comunicato di presentazione della ormai prossima 47esima Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali (che ha come tema appunto “Reti Sociali: porte di verità e di fede, nuovi spazi di evangelizzazione”), la Chiesa tutta è conscia che «non si tratta più di utilizzare internet come un “mezzo” di evangelizzazione, ma di evangelizzare considerando che la vita dell’uomo di oggi si esprime anche nell’ambiente digitale».

19 novembre 2012

Potrebbe piacerti anche