Don Piccinini, Giusto tra le Nazioni

L’onorificenza alla memoria del religioso di Don Orione. L’ambasciatore Lewy: «La volontà vaticana di salvare gli ebrei è un fatto». Le testimonianze dei giovani aiutati dal sacerdote di Emanuela Micucci

«Sarebbe un errore pensare che l’aiuto agli ebrei durante la Guerra, a Roma, sia venuto da conventi e istituti religiosi come se fosse una loro iniziativa senza l’appoggio del Vaticano». Così si è espresso l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede Mordechay Lewy conferendo, ieri mattina (23 giugno) al centro don Orione a Monte Mario, il riconoscimento di “Giusto tra le Nazioni” alla memoria di don Gaetano Piccinini, religioso orionino della Piccola Opera della Divina Provvidenza che si adoperò a salvare molti ebrei a rischio della sua stessa vita. «Sarebbe un errore dichiarare che il Vaticano e il Papa si opponevano alle azioni a favore degli ebrei – prosegue Lewy –: la Santa Sede si è adoperata. Non ha potuto evitare la partenza del treno per Auschwitz il 18 ottobre 1943, tre giorni dopo il rastrellamento nel ghetto (…), ma è un fatto che quello è stato il solo convoglio partito alla volta di Auschwitz».

A ricevere la medaglia, unica onorificenza civile esistente in Israele, il nipote del religioso, Clemente Piccinini. Un riconoscimento che prova la «rivincita della carità e della solidarietà» nel mondo, ricorda don Flavio Peloso, superiore generale degli orionini. «Per noi – prosegue – costituisce uno stimolo a coltivare uno stile di carità senza confini che mostri la maternità universale della Chiesa. Attraverso don Gaetano ricordiamo gli orionini che hanno contribuito a salvare le vite di molti ebrei durante gli anni della guerra».

Pagine di solidarietà ardita in tutta Italia che hanno come coordinatore don Piccinini e che iniziano ad affiorare solo dopo 50-60 anni. «Siamo contenti di essere arrivati a questa giornata perché l’aspettavamo da tempo», sottolinea Bruno Camerini, uno degli ebrei salvati dal religioso, a cui si deve la richiesta ufficiale dell’onorificenza allo Yad Vashem. Era il 16 ottobre 1943 quando Camerini, un ragazzo di 11 anni, con le 3 sorelle bussò alla porta di don Gaetano per fuggire ai rastrellamenti dei nazisti. Le bambine furono ospitate in un orfanotrofio di suore, Bruno nella Casa dell’orfano di via Induno a Trastevere. «Io fui messo a rispondere al telefono e controllare i biglietti del cinema, in modo che la mia mancata partecipazione alle funzioni religiose cattoliche non destasse sospetti negli altri ospiti. Don Gaetano era un uomo di azione che metteva in pratica quel precetto dell’amore per il prossimo già scritto nella Bibbia, portandolo a livelli più alti».

«Sembrava che per lui salvare un ebreo fosse una cosa facile e senza problemi», ricorda don Giuseppe Sorani. Nel settembre 1943 era un ragazzo ebreo di 15 anni. Nascosto da don Piccinini e convertitosi poi al cattolicesimo, oggi è un religioso orionino. «Era un sacerdote che – prosegue – ha sempre ha rispettato le mie convinzioni e la mia fede religiosa e mi ha recuperato alla vita sociale dopo anni di emarginazione in quanto ebreo».

Abruzzese di Avezzano, dove nacque nel 1904, don Gaetano «concentrava in se stesso una intera protezione civile della carità», conclude don Peloso. E dopo la guerra si dedicò a tante altre emergenze, in soccorso dei poveri e delle vittime del terremoto in Irpinia, del Vajont, del Belice. Promosse l’apertura di case e opere in Italia, tra cui il centro don Orione sulla Camiluccia a Roma, in Inghilterra e negli Stati Uniti.«Una figura di sacerdote eccezionale per una fede vissuta come testimonianza», scrive il presidente emerito della Repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro in un telegramma per il conferimento dell’onorificenza.

24 giugno 2011

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