Don Santoro, una «luce nel mondo» che continua a brillare

A cinque anni dall’assassinio del sacerdote fidei donum in Turchia, la celebrazione diocesana nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Graziella Melina

«Essere luce del mondo»: era la missione di don Andrea Santoro, che proprio per questo nel 2000 parte per la Turchia. Ma è stata anche la ragione che ha spinto qualcuno, «che non ha retto al coraggio di questa luce», a uccidere il sacerdote il 5 febbraio del 2006, mentre pregava nella chiesa di Santa Maria a Trabzon, con la Bibbia in lingua turca tra le mani. Per l’arcivescovo Alessandro Plotti, emerito di Pisa e ausiliare a Roma nei primi anni di sacerdozio di don Andrea, è dunque il simbolo della luce quello che meglio descrive la realtà umana e spirituale di don Santoro.

Lo ha ricordato sabato (5 febbraio 2011) nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme nel corso della celebrazione eucaristica promossa dalla diocesi, per il quinto anniversario della morte del sacerdote fidei donum. Venerdì sera, invece, i fedeli si erano riuniti in preghiera per la veglia presieduta dal vescovo Giuseppe Marciante, nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio. «Don Santoro è andato in quella terra per essere luce, non fioca, non fumigante, ma intensa, radiosa, per certi aspetti abbagliante», ha detto l’arcivescovo Plotti durante l’omelia. «Questo suo sacrificio, questo suo martirio, non può restare nascosto. Lui aveva scelto di stare lì non per apparire ma per fare risplendere nella vita la luce. Purtroppo noi molto spesso ci nascondiamo, la nostra fede la viviamo nascosta nel nostro cuore, abbiamo paura di confrontarci. Preferiamo un’oasi dove è più facile viverla senza rischiare di perderla». E invece, ha ribadito, «bisogna dare primato all’evangelizzazione, affrontare i rischi di questo confronto. Bisogna rompere le nostre pigrizie, incomprensioni, le nostre letture faziose nel mondo, per portare nel dialogo la Parola della vita eterna che Cristo ci ha consegnato ed è stata affidata a noi».

La morte di don Andrea, ha continuato Plotti «non è una sconfitta, ma una vittoria, perché la luce vincerà le tenebre. Se non siamo convinti di questo – ha poi ammonito – siamo dei cristiani poco credibili. Dobbiamo essere convinti che ciascuno, anche nel suo piccolo, può portare un contributo essenziale a tenere accesa questa luce». Di don Andrea, l’arcivescovo ha quindi ricordato «l’amore per i poveri», per coloro «che non hanno voce in questa società, subiscono ogni serie di marginalità. Noi che siamo pieni di superbia, non sappiamo rinunciare a una briciola del nostro benessere – ha quindi esortato – dobbiamo aprirci alle miserie, alle povertà del mondo. Siamo in un mondo progredito, ma guai se mettiamo al posto di Dio il denaro, il piacere».

Alla Messa ha partecipato anche l’ambasciatore di Turchia presso la Santa Sede, Kenan Gursoy. Tra i concelebranti, il direttore della Caritas diocesana, monsignor Enrico Feroci e don Francesco Arceri, parroco a Castel di Guido, vice parroco con don Andrea alla parrocchia della Trasfigurazione. Tanti i giovani presenti. Tra di loro un gruppo di Foligno che, «colpiti dall’insegnamento di don Andrea, dalla sua radicalità, dalla sua grande vicinanza al Vangelo», come racconta Laura Martelli, hanno voluto musicare la preghiera a “Meryem Anà” e hanno animato la Messa insieme ai giovani della parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio.

«Don Andrea lo abbiamo amato come sacerdote e parroco, lo abbiamo seguito spiritualmente ed alcuni di noi anche di persona nell’essere piccola luce, presenza nel nome del Gesù, nella Terra Santa di Turchia», ha ricordato poi Antonio Cassanelli, del direttivo dell’Associazione don Santoro onlus. «Ci ritroviamo ai piedi della croce così come don Andrea ci riuniva in preghiera sotto la grande croce di Villa Fiorelli, il venerdì santo, al termine della Via Crucis. Ed anche se a volte la mancanza di don Andrea può farsi struggente – ha concluso – possiamo continuare a sentirlo vicino come fratello, come amico, come guida, non solo attraverso i suoi scritti, ma soprattutto nella comunione dei santi».

7 febbraio 2011

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