È già Natale alla “Mensa dei poveri”

Una cena per i senza tetto della stazione Ostiense offerta dai volontari di 3 parrocchie della zona nord di Roma di Elena Pasquini

Una cena di Natale in anticipo sul calendario. È quella che sabato 2 dicembre è stata offerta ai senza tetto presenti nell’area della stazione Ostiense dai volontari di tre parrocchie della zona nord di Roma. «Possiamo essere contenti di come è andata» dice Domenico, per tutti Mimmo, che questo servizio lo svolge da più di dieci anni e che è uno dei punti di riferimento per tutte le famiglie che gravitano intorno alla “mensa dei poveri”. L’appuntamento ormai è tradizione: il primo sabato del mese, ai volti di cinesi, afgani, marocchini e sempre più rari italiani si mischiano quelli di un gruppo eterogeneo di giovani e meno giovani, piccola delegazione delle comunità di Santa Maddalena di Canossa, Santa Brigida di Svezia e Sant’Ottavio.

Gesti semplici, mani che incrociano mani, lingue che si mescolano, diffidenze che si incontrano sotto il cielo di Roma in tutte le stagioni dell’anno. Ma nel mese di dicembre la cena a base di pasta, panini e frutta si nobilita in un pasto completo. Nessuno se lo aspetta: è difficile che da un anno all’altro qualcuno resti ancora su piazzale dei Partigiani. «Sono di passaggio. Ragazzi giovani e soli» riflette ancora Mimmo. E Fabiana, sua moglie, racconta il suo tornare ad un servizio accantonato per esigenze di famiglia: «Sono venuta anch’io a dare una mano. L’ultima volta aspettavo Simone, il mio primo figlio. Dieci anni fa. E stavolta ho portato anche loro con noi». La storia della “mensa dei poveri” si intreccia con la vita di Mimmo e Fabiana, perché ad Ottavia l’imput per questo servizio è arrivato proprio quando loro hanno creato la loro famiglia. L’impegno con l’associazione “per la strada”, che Mimmo aveva preso quando abitava a Spinaceto con i genitori, ha cambiato casa insieme a lui. Salvo poi crescere nel tempo nel nuovo quartiere e allargarsi fino a far lavorare insieme comunità diverse della stessa prefettura.

La caratteristica principale dell’organizzazione è che c’è spazio proprio per tutti. Per le famiglie, i giovani, i sacerdoti. «Abbiamo distribuito più di 200 pasti l’altra sera e sono soddisfatto di come si è svolto tutto: ero preoccupato all’inizio per via della presenza dei manifestanti del pomeriggio e con assembramenti così grandi di persone avrebbero potuto esserci dei problemi», racconta Mimmo. Vassoi già divisi con pasta al forno, arrosto con piselli, pane, latte o tè caldo e poi frutta e dolce. «Quest’anno come regalo di Natale abbiamo comprato sciarpa e cappello per tutti – continua – e, diversamente dagli anni passati, la maggior parte li ha indossati subito. Ad un certo punto c’erano gruppi di persone riconoscibili dai colori della sciarpa: un colpo d’occhio bellissimo».

All’animazione dopo la cena hanno pensato i ragazzi del gruppo giovani di Santa Brigida di Svezia. «Sono venuti ad Ostiense con le catechiste e una suora ha tradotto le istruzioni per i bans in inglese» dice Padre Mattia. Suor Fidelia della congregazione dei due cuori d’amore è stata il ponte tra questi due mondi: nigeriana, ha iniziato ad intonare alcuni canti della sua terra. «Alcuni riconoscevano in quel canto i suoni del proprio Paese e cominciavano a cantare: così, ad un certo punto l’animazione non ha avuto più bisogno degli animatori» confida Fabiana che si rende conto con chiarezza di quanto il mondo dei senza tetto sia cambiato negli ultimi anni: «Non ci sono più le persone che hanno fatto questa scelta di vita. Ora trovi quasi esclusivamente emigrati. Un “popolo” in movimento».

6 dicembre 2006

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