I colori di Paul Klee
Allestita a Palazzo Ruspoli una sorta di “galleria dei segni”, tutta in penombra, curata da Oliver Berggruen di Francesca Romana Cicero
Paul Klee (1879-1940) è stato uno dei massimi rappresentanti dell’astrattismo insieme a Kandisky. Ricercava l’ispirazione nella sua immaginazione, nella sua fervida e bizzarra fantasia, più che nelle cose e nella natura circostante. Klee rimodulava ed assemblava intuizioni personali e tensioni di un’epoca in opere perlopiù di piccole dimensioni, ma di grande musicalità nei timbri cromatici e di ironiche aperture verso la dinamicità e il movimento. Non a caso, spesso la freccia del tempo irrompe sulla tela per segnalare ed indirizzare colui che osserva verso un tempo interiore che, pur memore delle tradizioni del passato, è proteso verso l’avvenire, nonostante possibili derive e naufragi. I soggetti sono astratti e spesso irreali.
Klee, il virtuoso della tecnica dell’acquerello, non ha mai cercato di contenere la sua ispirazione in forme perfette ed esaustive, ma si è lasciato trasportare dalla magia del colore dal quale – come scrisse nel Diario del 1914 – era posseduto, e con il quale era una cosa sola. La levità delle forme, unitamente alla loro eleganza, è talvolta accentuata da contorni neri che non delimitano i soggetti, ma ne sottolineano l’evanescenza. Contorni che rimandano – per taluni critici – ai geroglifici, percepiti in epoca romantica come una possibile risposta alla ricerca di un linguaggio naturale, e che evidenziano il disegno alla base della sua arte. Pochi i capolavori che non rechino traccia di un impianto grafico di base.
La fantasia bizzarra e concettualistica di «quest’ebreo originario della Galizia» era considerata dal Terzo Reich una stravaganza pericolosa, un’arte «degenerata» frutto di una follia destabilizzante da controllare ed eventualmente bandire. Klee ha subito una sorta di ostracismo culturale, e un vero e proprio allontanamento da ogni incarico pubblico ricoperto, compreso quello dell’insegnamento. Ritiratosi a Locarno, sarà non la sua arte, ma una malattia degenerativa – la sclerordemia progressiva – a consumarlo lentamente fino alla morte.
La mostra allestita a Palazzo Ruspoli è una sorta di “galleria di segni” curata da Oliver Berggruen, figlio del collezionista che per primo credette in Klee, acquistandone dapprima un acquerello quando il pittore era ancora pressoché sconosciuto in America e poi, pur non conoscendolo mai personalmente, gran parte delle opere. L’allestimento consente al visitatore di accostarsi molto alle opere esposte la cui fruibilità – dato il piccolo formato e la complessità di significati che sottendono – non sempre è immediata. La rassegna documenta tutte le fasi della sua produzione. Il percorso si svolge interamente in penombra. È la magia stessa del colore che si staglia e si stende al di là del buio materiale e simbolico della storia, mettendo in risalto la grande libertà di evocazione e rappresentazione del segno.
Palazzo Ruspoli, Via del Corso 418, fino al 7 gennaio 2007. Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 19.30; venerdì e sabato dalle 10 alle 20.30. Chiuso il lunedì. Biglietto d’ingresso: intero 9 euro; ridotto e gruppi di adulti 7 euro; scuole 4 euro. Servizio di audioguida in lingua italiana e inglese: noleggio 5 euro. Informazioni: telefonare allo 06 6874704 o visitare il sito internet dedicato all’esposizione.
6 dicembre 2006