Elezioni ucraine: «Il voto delle tre P»

Il cardinale Lubomyr Husar, voce storica del Paese, suggerisce agli elettori di farsi guidare considerando professionalità, probità e patriottismo. In tutto, saranno 18 i candidati alla presidenza di R. S.

È il principio delle tre P: professionalità, probità e patriottismo che dovrebbe guidare ciascuno nella scelta dei candidati. Ad indicarle agli elettori ucraini che domenica prossima andranno alle urne per scegliere il nuovo presidente e il nuovo volto dell’Ucraina dopo EuroMaidan è una voce storica del Paese, il cardinale Lubomyr Husar. Il primo aspetto che deve caratterizzare un candidato – dice il cardinale – è la professionalità. «È importante che la persona hanno le qualifica necessarie, possegga una appropriata conoscenza e una saggezza politica». La seconda caratteristica è la «probità», e cioè la rettitudine morale, la correttezza. «deve essere una persona onesta» e «non un truffatore o un imbroglione. La persona non deve mentire, non deve nascondere la propria ricchezza».

E, infine, il terzo aspetto è il «patriottismo». La domanda da porre – suggerisce il cardinale – è: «questa persona ama davvero il proprio paese?». Da Kiev, il padre gesuita Andriy Zelinskyy conferma che nella giornata di domenica saranno impiegate oltre 75 mila unità, suddivise in 55 mila e 700 poliziotti e più di 20 mila volontari. Sono 18 i concorrenti alla presidenza ma – racconta Zelinskyy – sono due i principali candidati: il favorito nella maggior parte dei sondaggi è Petro Poroshenko, forse più noto come ‘re del cioccolato‘. A lui si contrappone Yulia Timoshenko, la “pasionaria” della Rivoluzione Arancione che dopo la fuga di Viktor Yanukovych.

«Ma la Timoshenko – spiega padre Zelinskyy – rappresenta per la popolazione ucraina il passato e dopo EuroMaidan la gente non vuole tornare indietro». Molto difficile saranno invece le procedure di voto nelle regioni sud-orientali del Paese dove «è guerra civile. In questo senso fanno ben sperare le dichiarazioni di Putin che sembrerebbe aver disposto il ritiro delle truppe impegnate nelle regioni di Belgorod, Rostov e Briansk, al confine con l’Ucraina». Sulle elezioni del 25 maggio erano scesi in campo anche i vescovi della Chiesa greco-cattolica di Ucraina che nei giorni scorsi hanno invitato il popolo ucraino ad andare al voto facendosi guidare dai valori dell’onestà, della trasparenza e della responsabilità.

Ai candidati hanno chiesto di «non usare slogan forti e ingannevoli» e di fari guidare «solo dal bene del proprio popolo e dalla preservazione dell’indipendenza e dell’integrità dello Stato ucraino». Le Chiese godono di una profonda considerazione nel Paese: secondo i sondaggi, il 67% della popolazione ripone «fiducia» nelle Chiese. I politici sanno dunque che il sostegno della Chiesa è importante, e in questo senso non è un caso che questo pomeriggio alle 16 il presidente ad interim Oleksandr Turchynov ha chiesto di incontrare (per la seconda volta) i membri del Consiglio di pan-ucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose nella sala delle riunioni del Verkhovna Rada a Kiev.

22 maggio 2014

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