Erri De Luca a Sant’Ippolito apre gli incontri d’Avvento

Lo scrittore napoletano è intevenuto al Delle Province sul mistero della gravidanza di Maria: «Il Natale non è la festa di un bambino, ma la festa di una madre. Che accetta un compito gigantesco» di Daniele Piccini

«Una giovane donna di nome Miriam, Maria, rimane incinta. Racconta di aver sentito il suo grembo fecondato dal momento che un estraneo, un messaggero, ha violato l’intimità della sua casa e le ha parlato. Il marito Giuseppe le crede, non la ripudia e la salva dalla lapidazione, dando una famiglia al bambino che nascerà, il figlio di Dio». Il pensiero raziocinante deve arrendersi al mistero e cedere il passo alla poesia che non si scandalizza dell’assurdo, ma anzi se ne nutre. La parrocchia di Sant’Ippolito Martire affida così al racconto dello scrittore Erri De Luca, un «non credente, ma lettore quotidiano delle storie sacre, in lingua originale», come lui stesso si definisce, il compito di afferrare, per quanto possibile, la maternità di Maria, il mistero abissale della sua gravidanza.

La serata al Cinema delle Province – la prima di un programma di quattro incontri, che accompagnerà il periodo di Avvento – inizia con un cortometraggio, “Al di là del vetro”, scritto e interpretato dallo stesso De Luca. Lo scrittore di “Nel nome della madre” (2006) prende spunto dal suo rapporto con la sua genitrice per narrare la relazione tra Maria e Gesù. «Il Natale, intanto – esordisce lo scrittore napoletano – non è la festa di un bambino, ma la festa di una madre. Una donna capace di fare spazio a un estraneo, che non era affatto un angelo, come la pittura lo ha raffigurato nei secoli. “Malach” in ebraico vuol dire solo “messaggero”, una persona dunque, un uomo in carne e ossa. Solo dalle sue parole si capisce che è un inviato di Dio. Quest’uomo entra nella stanza di una giovane donna, una cosa inconcepibile per l’epoca. La saluta chiamandola piena di “grazia”. La grazia è “energia di combattimento”, una forza divina di cui Dio investe chi la porta: i profeti, per esempio.

Nella Bibbia gli uomini fanno sempre obiezioni alla parola di Dio, cercano di “marcare visita”, rimandare l’obbedienza a Dio. Il genere femminile no, dice subito “sì”. Così comincia la storia di un’alleanza tra due giovani, Miriam e Joseph, che si mettono contro la Legge, e di una giovane madre che accetta un compito gigantesco. Una storia di coraggio, in cui si affrontano le maggiori difficoltà possibili. Ecco perché il Natale è la festa di Maria». Ma in questa storia le «assurdità» non finiscono qui. «I romani – spiega De Luca, analizzando il contesto storico della nascita di Gesù – avevano di solito potuto impiantare i propri dèi accanto a quelli locali, dei popoli che soggiogavano. Ma per gli israeliani il volto di Giove messo sul tempio di Gerusalemme è un’ulcera e molti giovani sono disposti a morire in croce, pur di ribellarsi a quella bestemmia. Ebbene la religione del “Dio unico” va a innestarsi proprio a Roma, nel covo delle divinità. È un po’ come trapiantare il comunismo in Texas. Eppure è accaduto».

È in questo contesto che cresce il figlio di Maria. «Come falegname – spiega De Luca – Gesù non era nato “imparato”. Giuseppe gli ha dovuto insegnare quel mestiere. Ha fatto per il figlio quello che ha potuto, poi è uscito di scena con discrezione. Ma gli ha dato il suo nome, innestandolo nella stirpe di Davide. Il Vangelo di Matteo inizia infatti con la genealogia di Gesù. Si elencano 42 nomi, ma 5 sono nomi di donna: Zara, Tamar, Racab, Rut e Maria. Sono cinque donne che hanno tutte commesso trasgressioni sessuali, pur di essere madri in Israele. Questa storia, piccola ma grandiosa, è parte della nostra fede. Da qui è nato Gesù, un uomo capace di curare i “guasti di natura”, ciechi, storpi, lebbrosi. Cose che forse sanno fare anche altri. Ma nessun uomo può pronunciare, da una montagna, quell’elenco rovesciato del mondo che sono le “Letizie”».

27 novembre 2012

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