Eventi drammatici, veri terremoti nella vita

Fatti catastrofici e luttuosi all’origine del disturbo post traumatico da stress. Tra i sintomi la mancanza di sonno e la difficoltà di concentrazione. Nei bambini si manifesta con giochi che rievocano il trauma di Angela Dassisti

C’era tanta luce, musica, i suoni di una umanità in festa. Tutti sembravano desiderosi di vivere quella felicità fino in fondo e di lasciarsi alle spalle le preoccupazioni, i dubbi e le paure del futuro. In quel momento il futuro era il presente, ed era davvero festoso. Improvvisamente però tutto è cambiato e la vita ha preso un corso inaspettato. Nulla sarebbe più stato come prima e sembrava che tutto sarebbe finito in quell’attimo. Di colpo è successo qualcosa e qualcosa è cambiato.

Sempre più spesso capita di venire a conoscenza di eventi catastrofici e luttuosi che si verificano nelle varie zone del mondo. In particolare nell’ultimo decennio abbiamo osservato fenomeni naturali di notevole forza e distruzione, abbiamo sentito di avvenimenti particolarmente cruenti o violenti, in Italia come nel resto del pianeta. Come si sopravvive ad eventi stressanti, ma soprattutto spesso ci si chiede come sia possibile restare indenni psicologicamente dopo eventi così traumatici.

Alcune persone riescono a superare situazioni molto difficili e particolarmente sconvolgenti senza subire sconvolgimenti drastici nella propria vita, altri, invece, sembrano più predisposti alla vulnerabilità e sviluppano dei disturbi specifici associati all’evento vissuto. Si definiscono traumatici gli eventi accaduti direttamente alla persona, accadimenti di cui si è stati testimoni o si è venuti a conoscenza. Per cui, situazioni quali un incidente, una manifestazione naturale catastrofica, violenze subite o situazioni dolorose legate alla perdita di qualcuno, possono costituire un avvenimento sconvolgente la nostra esistenza e per questo traumatizzante.

L’evento traumatico può avere una intensità relativa, ma costituire per l’individuo un fattore stressante di tale entità e così improvviso da causare una risposta fisiologica e psicologica specifica, nota come: Disturbo Post Traumatico da Stress. Il sintomo che compare più spesso è la mancanza di sonno o fatica a mantenere lo stato di sonno, accompagnato ad ipervigilanza e difficoltà di concentrazione. In caso di incidenti o situazioni particolarmente pericolose per la propria vita può verificarsi la perdita della memoria selettivamente per alcuni minuti o ore precedenti e successive al trauma.

Un atteggiamento comune in coloro che hanno vissuto eventi particolarmente forti sembra essere il desiderio di dimenticare e allo stesso tempo l’incapacità di lasciarsi tutto alle spalle, con la sensazione, talvolta, di rivivere quei momenti dolorosi. In alcune circostanze, infatti, è possibile che un rumore, una voce, un suono facciano riaffiorare ricordi o sensazioni spiacevoli legate al trauma, lasciando uno stato di malessere e tristezza nella persona. Questo non significa che ogni individuo svilupperà con assoluta certezza un disturbo post traumatico in seguito a vissuti violenti e dolorosi, tuttavia la persistenza e la pervasività dei sintomi possono rappresentare un buon indicatore della presenza del trauma. Comunemente a tutte le patologie e ai disturbi psicopatologici, l’intensità, la frequenza e la durevolezza dei sintomi delineano forme acute (legate a quel momento), croniche (persistenti) o tardive (che si sviluppano a distanza di tempo dall’evento) del disturbo.

Le probabilità di sviluppare questo disturbo aumentano in presenza di depressione, abuso di sostanze, situazioni di solitudine che favoriscono il ritiro sociale e riducono le possibilità di reagire all’evento vissuto. Inoltre, tanto più si percepisce l’evento vicino (prossimità fisica), tanto più sarà intenso, doloroso. La presenza di stress precedenti molto forti e/o prolungati nel tempo predispongono a vivere patologicamente situazioni traumatiche successive. Qualora i segnali descritti e l’eventuale invalidità nella quotidianità estesa al lavoro o alle relazioni sociali, fossero osservati da almeno un mese o più costituirebbero una manifestazione indicativa di una difficoltà acuta che può cronicizzarsi.

Il vissuto di una situazione traumatica, inoltre, può causare cambiamenti biologici importanti che potrebbero inficiare il normale funzionamento dell’individuo. Alcune recenti ricerche hanno dimostrato come la zona dell’ippocampo (situato nel lobo temporale del cervello e deputato al controllo della memoria e delle emozioni) possa subire dei danni e determinare delle modificazioni nella percezione delle emozioni e nelle capacità mnestiche. In uno studio condotto sui veterani di guerra sembra emergere l’influenza dell’ippocampo danneggiato nel predisporre l’individuo all’insorgenza del disturbo post traumatico da stress. Gli effetti che più spesso è possibile riscontrare negli individui traumatizzati adulti si riferiscono a comportamenti volubili, sbalzi di umore, tendenza a scatti di rabbia, la presenza di sintomi depressivi e apatia. Talvolta si associano difficoltà più cognitive relative alla capacità di focalizzare l’attenzione, di memoria, di pianificazione e organizzazione nella vita quotidianità. Spesso oltre all’ansia e alla depressione si manifesta un intenso senso di colpa (colpa del sopravvissuto) da parte dei superstiti, che vivono la percezione di ingiustizia nei confronti delle vittime.

Nei bambini, invece, si possono osservare giochi ripetitivi in cui si rievocano in una certa misura temi o caratteristiche riguardanti il trauma. In caso di eventi traumatici la paura di pericolo imminente ed il timore per la perdita della propria vita determinano un profondo stato di ansia.
Le manifestazioni di ansia e preoccupazione nei piccoli, inoltre, favoriscono una maggiore produzione di cortisolo nel sangue (ormone dello stress), che intervenendo sull’ippocampo determina il persistere di livelli di ansia. Risulta tuttavia più facile cogliere la sintomatologia nell’adulto, che può rendersi conto dei propri cambiamenti e delle difficoltà che vive nel quotidiano. I ragazzi o i bambini, invece, spesso non parlano delle paure e delle fantasie relative al trauma, per cui sembra più difficile per i genitori determinare quale sia il coinvolgimento emotivo ed il danno psicologico subito. Inoltre, gli adulti hanno l’abitudine di non parlare con i più piccoli di eventi luttuosi o dolorosi, pensando erroneamente che questi semplicemente spariscano, dissolvendosi con il tempo. Il silenzio aggrava i sintomi, alimentando ulteriormente i dubbi e le incertezze dei bambini. Spesso, infatti, la mancanza di chiarezza e di esplicite spiegazioni, può dare origine a pensieri ed idee totalmente fuorvianti, che potrebbero mantenere e cronicizzare il disturbo.

Un evento fortuito può modificare totalmente l’esistenza di un individuo e a farne le spese possono essere la famiglia, le amicizie, le relazioni significative. Tuttavia la persona può chiedere aiuto, può rivolgersi ad esperti ed affrontare con l’aiuto d amici e parenti una situazione difficile. Nonostante talvolta si pensi che siano manifestazioni transitorie, nel caso di un sospetto disturbo post traumatico da stress sarebbe auspicabile che le vittime o i superstiti di eventi spiacevoli si facciano aiutare il prima possibile, riuscendo a raccontare la propria esperienza, ma anche il proprio senso di inadeguatezza, i pensieri, le paure che hanno pervaso la loro mente e determinato il loro comportamento in quel momento.

26 gennaio 2012

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