Borgo Don Bosco, la casa famiglia compie 10 anni

Per il compleanno della struttura salesiana un volume che raccoglie le storie e le prassi sperimentate nell’accoglienza dei giovani in difficoltà. Nel centro sono stati accolti 56 ragazzi, di cui 20 italiani di Arathi Rinaldi

Si chiama “Accogliere per prevenire” il libro presentato nei giorni scorsi in occasione del decimo compleanno della casa famiglia di Borgo ragazzi don Bosco. Un volume che contiene esperienze, testimonianze e buone prassi sperimentate nell’accoglienza degli adolescenti in difficoltà dagli operatori della struttura. Davanti a più di 200 tra operatori, psicologi, professionisti del settore, autorità pubbliche e amici, don Stefano Aspettati, il nuovo direttore del centro, ha presentato le 4 caratteristiche essenziali del Borgo: la risposta a un bisogno, l’accoglienza, l’ospitalità e l’educazione. Le stesse che hanno sperimentato i 56 ragazzi fermatisi nel centro in questi 10 anni

Secondo quanto raccontato dallo psicologo Luciano Balducci e Alessandro Iannini, coordinatore del Borgo, in questi anni i ragazzi italiani sono stati 20; 24 quelli che hanno continuato con un progetto di semiautonomia e 13 quelli rientrati in famiglia. Le modalità educative e di accoglienza offerte dalla struttura, nella quale mediamente i minori rimangono per circa un anno e mezzo, sono sei.

«A Borgo c’ho passato gli ultimi due anni – racconta Alessio con un forte accento romanesco -. Fra un po’ me ne vado e ‘sta cosa un po’ mi spaventa». Perché in questa strruttura si respira un’aria di famiglia, come testimoniano le parole di Domenico Ricca, cappellano dell’istituto penale per i minorenni “Ferrante Aporti” di Torino e presidente della Federazione salesiani per il sociale:«La vera sfida per noi è capire quale sia il reale bisogno di ciascun minore lavorando di più sulle storie personali dei nostri giovani».

Tra gli intervenuti l’assessore alla Famiglia, all’educazione ed ai giovani, Gianluigi De Palo, che ha sottolineato l’impegno della struttura nel portare avanti le proprie attività nonostante i problemi economici. Mentre Melita Cavallo, presidente del tribunale dei minorenni di Roma ha sottolineato quanto sia importante sostenere con delle politiche sociali regionali la famiglia affidataria del minore in difficoltà. A tal proposito sono state toccanti le parole dei coniugi Sardo, una delle famiglie affidatarie del Borgo: «Oggi si ha paura di fare i figli biologici, figurarsi quanta paura e difficoltà si può avere ad accogliere ragazzi di 16 o 18 anni».

27 gennaio 2012

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