“Festa della partecipazione” con Sant’Egidio

Povertà, immigrazione e speranze di pace al centro dell’incontro che si è svolto a piazza dei Consoli, nella Torre del Quadraro, organizzato dalla Comunità con i comitati di quartiere e le associazioni aderenti di Jacopo D’Andrea

«Dalla Roma che lottava contro la miseria per non avere più poveri, si è passati al concetto che nella nostra città bisogna difendersi da essi». Sergio Mesolella della Comunità di Sant’Egidio sintetizza così uno dei problemi che la Capitale si trova ad affrontare quotidianamente. E di povertà, immigrazione e speranze di solidarietà e di pace si è parlato la scorsa domenica presso la Torre del Quadraro in piazza dei Consoli nell’ambito della “Festa della partecipazione” organizzata dalla Comunità territoriale X Municipio, un coordinamento tra comitati di quartiere e associazioni aderenti, con la collaborazione di Libera e della Comunità di Sant’Egidio.

Una manifestazione svoltasi sabato e domenica scorsi in quello che era appunto un rudere medioevale, ristrutturato da qualche anno e che ora ospita un centro anziani. Proprio nella saletta centrale della struttura, si sono succedute le testimonianze di alcuni membri della Comunità di Sant’Egidio in un piccolo convegno dal titolo “Destinati a vivere insieme: la costruzione di una nuova città”. A moderare il dibattito, Massimiliano Di Cicco, membro dell’associazione, che ha introdotto anche la proiezione di un breve video sull’ultimo “Incontro internazionale di preghiera per la pace” che la Comunità di Sant’Egidio ha animato dal’11 al 13 settembre scorsi a Monaco di Baviera.

E così, dopo la rievocazione del discorso del fondatore Andrea Riccardi che auspicava nella città tedesca «un decennio veramente nuovo», è stata la volta delle testimonianze di alcuni membri della Comunità. Tina Bianchi ha ricordato lo spirito della «giornata di 25 anni fa ad Assisi, rinato a Monaco, che mi dà l’impressione che i giovani vogliano un cambiamento pacifico». Ma fervidi interventi ha acceso Eleonora Intisona che ha descritto, anche con l’ausilio di foto proiettate, la sua visita a Lampedusa lo scorso agosto con altri sei membri della Comunità. «Ho avuto l’impressione – ha detto – che sull’isola gli immigrati fossero invisibili anche se gli sbarchi avvenivano tutti i giorni». Ma malgrado questo, «molti hanno portato coperte, cibo: si è scoperta una grande solidarietà; qualcuno voleva anche andare a trovarli nei centri di accoglienza, ma raccontavano di come le autorità lo avessero impedito», ha affermato. Quindi ha descritto il centro di accoglienza per i minori non accompagnati: un posto più simile a «un carcere dove i ragazzi sono quasi tutti provenienti dall’Africa sub sahariana. Minori – ha ricordato – che non possono essere rimpatriati e che non fanno nulla attendendo una destinazione che non conoscono». La donna ha anche commentato alcune foto di tombe improvvisate per i migranti morti sull’isola siciliana: raffazzonate, senza nome, solo numeri scritti con uno spray azzurro a fare da maldestra lapide.

«Tremila morti in mare: è questo il vero dramma. Non gli stranieri che sono visti come un pericolo e una presenza molesta», le ha fatto eco Sergio Mesolella, aggiungendo che «si assiste a una campagna di odio contro alcune categorie come se ci fosse bisogno di un capro espiatorio». E nel corroborare le sue tesi, Mesolella ha riportato l’esempio di un recente sgombero di uno spazio dove vivevano dei rom. «Hanno sgomberato un campo vicino all’aeroporto di Centocelle; “Roma città più sicura”, ha titolato un giornale, ma in realtà – ha riferito – lì viveva una sola famiglia con bambini tutti scolarizzati». E quindi, auspicando maggiore partecipazione, «ben venga – ha concluso – la riapertura di uno spazio come la torretta del Quadraro in un quartiere dove ci si incontra quasi soltanto per andare a comprare nei centri commerciali».

3 ottobre 2011

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