Freddo, a rischio gli afgani a Ostiense

La denuncia dell’associazione Medici per i diritti umani che offre assistenza ai profughi dell’air terminal. Per la maggior parte giovani che vivono in condizioni precarie a causa delle basse temperature da Redattore Sociale

Minori afgani, nasce un centro d’accoglienza

Con la neve si aggrava anche la situazione umanitaria degli oltre 100 rifugiati che vivono nella tendopoli di Ostiense a Roma. In questo insediamento i profughi, provenienti in prevalenza dall’Afghanistan, si trovano a vivere in condizioni «inaccettabili, privati degli standard minimi di accoglienza». La denuncia arriva dall’associazione Medici per i diritti umani (Medu) che nella tendopoli offre assistenza socio-sanitaria attraverso la sua unità mobile.

«Anche se nelle ultime ore c’è stato un lieve miglioramento le temperature sono sempre molto rigide. Abbiamo distribuito sacchi a pelo alle persone che continuano a dormire lì. Un gesto di solidarietà che, unito a interventi simili di altri associazioni, non può ovviamente sostituirsi alle risposte strutturali che devono arrivare dalle istituzioni, sottolinea Alberto Barbieri. Abbiamo sentito il Comune chiedendo l’adozione di misure di accoglienza dignitose che dovrebbero essere garantite a prescindere dal freddo. La tendopoli, infatti è lì da aprile. Ci hanno detto che stanno provvedendo all’allestimento di una struttura di accoglienza, ma sui tempi non sappiamo molto, avevamo avuto rassicurazioni che la questione sarebbe stata risolta prima di Natale e ormai siamo a febbraio».

Tra gli afgani che dormono all’addiaccio sotto le tende disposte presso l’ex-air terminal Ostiense la maggior parte sono uomini che hanno un’età media di 25 anni. Ma non mancano negli ultimi tempi anche alcune famiglie. Un terzo sono, inoltre, i minori. «Molte di queste persone presentano le malattie tipiche legate alle cattive condizioni di vita, come le infezioni alle vie respiratorie – aggiunge Barbieri – molti inoltre hanno subito maltrattamenti fisici durante il viaggio e ci sono ragazzi con problemi psicologici, traumatizzati da ciò che hanno passato per arrivare nel nostro paese».

A preoccupare, però, non è solo il freddo ma anche possibili comportamenti a rischio dettati dall’emergenza. «La situazione è pericolosa, alcuni per riscaldarsi accendono fuochi con i bidoni di latta – afferma – già venti giorni fa due ragazzi sono finiti al pronto soccorso per le ustioni. Bisogna intervenire presto».

9 febbraio 2012

Potrebbe piacerti anche