Gettò il figlio nel Tevere, confermati 30 anni
La prima corte d’assise d’appello conferma la condanna per omicidio volontario aggravato all’uomo che lo scorso febbraio lanciò il piccolo di 16 mesi da ponte Mazzini. Aggravante del vincolo di parentela di R. S.
È stata confermata dalla corte d’assise d’appello di Roma la condanna a 30 anni di reclusione per Patrizio Franceschelli, l’uomo che lo scorso 4 febbraio gettò il figlioletto di 16 mesi dal ponte Mazzini nel Tevere dopo averlo prelevato a forza dalla casa della nonna materna. È stata riconosciuta l’aggravante del vincolo di parentela, mentre la corte ha fatto decadere le altre due ritenute irrilevanti ai fini della sentenza: quelle dei futili motivi e dell’efferatezza.
Lo scorso 4 febbraio il Franceschelli si presentò a casa della madre della propria compagna (ricoverata in quel momento in ospedale) dove c’era il figlio Claudio. Il bambino era ancora in pigiama quando è stato scagliato con violenza nelle gelide acque del Tevere davanti agli occhi di un agente di polizia penitenziaria che tentò invano di fermarlo. L’autopsia confermò la morte per annegamento, il corpo di Claudio fu trovato solo due mesi dopo a Fiumicino.
25 ottobre 2013