Gli auguri di Roma al rabbino emerito Toaff

I 99 anni del rav che accolse Giovanni Paolo II in sinagoga. Il sindaco Marino: «Maestro di vita e partigiano». Monsignor Bianchi: contributo al dialogo. La torta della comunità ebraica di F. Cif.

Compie 99 anni il rabbino emerito di Roma Elio Toaff. E la città lo festeggia attraverso le parole del sindaco Ignazio Marino. «È una giornata questa – scrive il primo cittadino in una lettera – che tutta la nostra comunità vuole dedicarle, a testimonianza del profondo affetto e senso di gratitudine che Roma e il nostro Paese nutrono nei suoi confronti. Queste novantanove pagine di storia e di vita personale hanno illuminato il nostro cammino per un intero secolo. Radice profonda di un albero fiero e copioso di frutti, maestro di vita e partigiano, oggi la festeggiamo per la sapienza e la passione, la sete di conoscenza e di dialogo, l’umiltà e la generosità che solo i grandi sanno avere».

Non solo auguri, quindi, nella parole di Marino, ma anche gratitudine «per la dedizione e per l’esempio, per l’impegno civile e la straordinaria tenacia con cui ha vissuto e che ha donato a noi tutti in queste straordinarie novantanove pagine di vita».

Anche i vescovi italiani hanno inviato al rabbino Toaff i loro auguri, attraverso monsignor Mansueto Bianchi, presidente della Commissione Cei per l’Ecumenismo e il dialogo. «Ringrazio il Signore – ha dichiarato il vescovo all’agenzia Sir – per il dono della lunga vita che ha fatto al rabbino Toaff e, già nella Bibbia il dono dei lunghi anni è indicato come uno dei segni della benedizione di Dio. Ringrazio il Signore per il dono del rabbino Toaff per quello che lui ha significato nella storia dell’ebraismo italiano e anche nella vicenda civile del nostro Paese come persona che porta nella propria vita e nella propria vicenda la testimonianza di una stagione di persecuzione, di intolleranza e di razzismo vissuta con grande dignità civile e umana». Ancora, prosegue monsignor Bianchi, «ringrazio il rabbino Toaff per il contributo che ha dato allo sviluppo del dialogo tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo. Contributo che si può riconoscere e sintetizzare in quella accoglienza che ha fatto a Giovanni Paolo II nella sinagoga di Roma», nel 1986.

Due, per il presidente della Commissione Ecumenismo e dialogo, le eredità da raccogliere dalla vita del rabbino emerito: l’impegno a portare avanti «la promozione della dignità umana e, quindi, del valore della persona superando i risorgenti razzismi e le risorgenti esclusioni che anche nel nostro tempo e nella nostra cultura prepotentemente si affacciano», e quello a «portare avanti il dialogo tra l’esperienza religiosa ebraica e quella cristiana che sono percorsi nella loro radice fraterni e che quindi hanno bisogno di trovare quelle forme di incontro, dialogo e collaborazione che esprimono nel nostro tempo questa fraternità di radice».

Ha inviato un messaggio ai familiari del rabbino Toaff anche il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna, trasmettendo al rav «l’affetto e il calore di tutti gli ebrei italiani». In particolare, Gattegna ha sottolineato l’esempio di una vita ricca di successi «che ha ispirato e continua ancora oggi a ispirare le diverse generazioni» e ha ringraziato Toaff per l’impegno da sempre profuso nell’insegnare «l’orgoglio di essere ebrei e l’importanza di vivere questa identità in un dialogo costruttivo e positivo con tutta la società». La comunità ebraica romana invece ha festeggiato il suo rabbino emerito, in carica come rabbino capo dal 1951 al 2001, a mezzogiorno, con una torta da 20 chili sotto casa sua, nel cuore del ghetto. «Gli auguriamo di vivere fino a 120 anni come Mosè», ha detto il presidente Riccardo Pacifici.

30 aprile 2014

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