I 90 anni di Ettore Bernabei

Il giornalista e produttore televisivo tiene una lectio magistralis alla Lateranense in occasione del proprio genetliaco. «La tv è sempre pedagogica, nel bene e nel male» di Michela Altoviti

Davanti alla televisione, bambini e adulti non trascorrono semplicemente del tempo – in media 3 ore al giorno – ma assimilano dei modelli di comportamento perché «la tv è sempre pedagogica, nel bene e nel male». Questo il monito di Ettore Bernabei, giornalista e produttore televisivo, emerso nel corso della lectio magistralis che ha tenuto ieri (lunedì 16 maggio) alla Pontificia Università Lateranense, alla presenza del cardinale Agostino Vallini, nel proprio novantesimo genetliaco.

Ad accoglierlo, il rettore, il vescovo Enrico dal Covolo, che lo ha definito «un buon esempio per i giovani in questo momento di grave emergenza educativa» in quanto «testimone dei valori cristiani». Parole di stima ha usato anche il cardinale Angelo Comastri, arciprete della basilica di San Pietro: «Un uomo che ha lavorato con entusiasmo per rendere gli italiani dei cittadini consapevoli».

Il presidente onorario della Lux Vide, società di produzione di molte fiction di successo, ha voluto testimoniare come la televisione possa avere un ruolo centrale nel diffondere messaggi positivi, a cominciare da quello del Papa, e nel formare, e in questo campo i cattolici possono avere un ruolo primario. La sua è stata una lettura della società italiana degli ultimi 30 anni: quelli delle tv private e commerciali che «hanno diffuso una mentalità consumistica e nichilista, producendo assefuazione alla civilità dell’egoismo».

Bernabei ha rilevato come la programmazione televisiva tra XX e XXI secolo abbia posto al centro il conflitto permanente come sistema di vita. E non solo: «Nella tv è arrivata, in anticipo, quella deregulation poi attuata nella finanza e nell’economia, che ha portato all’attuale crisi ideologica». Una televisione tale, «cattiva maestra», ha reso i telespettatori incapaci di comprendere le reali cause dei problemi sociali, dando vita a «generazioni che si sentono capaci di tutto e hanno la presunzione di arrivare a Dio costruendo una nuova torre di Babele». Tuttavia, «intervenendo sui contenuti e cambiandoli – ha sostenuto Bernabei -, rendendoli culturalmente interessanti, può essere ricostruito quel tessuto di civiltà umana che la tv consumistica e permissiva ha distrutto». Una rinascita che deve coinvolgere e interrogare i cristiani che stanno sia davanti che dietro, e dentro, il mezzo televisivo.

17 maggio 2011

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