I cristiani in Algeria per «testimoniare Cristo»

L’arcivescovo di Algeri monsignor Bader ospite della parrocchia di Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury in occasione della festa patronale di Laura Badaracchi

Una Chiesa numericamente esigua, «piccola, che cerca di testimoniare Cristo con la sua presenza». E allo stesso tempo di sfatare pregiudizi: perché proprio in Algeria sono nati santi del calibro di Agostino e Tertulliano. Quindi «non bisogna dimenticare che, agli inizi del cristianesimo, l’Europa è stata evangelizzata dal Nord Africa». Ha un tono pacato e allo stesso tempo appassionato, monsignor Ghaleb Moussa Abdalla Bader, arcivescovo di Algeri, mentre parla della sua terra e della sua gente. Sessant’anni, originario della Giordania, è il primo presule arabo alla guida della comunità cattolica algerina. Lo ha raccontato nella serata di sabato 28 maggio ai parrocchiani di Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury, a Torre Maura, in occasione della festa patronale.

«Questo incontro vuole essere una risposta al bisogno di testimonianza autentica di fede – chiarisce il parroco, don Giampiero Arabia –. Da due anni ci stiamo interessando ad esperienze “limite”, come quella della Chiesa irachena. Ora abbiamo pensato all’Algeria, spinti anche dal tema del film “Uomini di Dio”, sul martirio dei sette monaci trappisti di Tibhirine, visto insieme mercoledì 25 maggio». La pellicola ha colpito in modo particolare i giovani, «molto numerosi nel nostro quartiere, che fanno ben sperare per la loro crescita spirituale – aggiunge il parroco –. Il dono totale di sé è sempre colto con attenzione e la vicenda di questi martiri, uccisi nel ’96 a 90 chilometri a sud di Algeri da un gruppo di terroristi, ha suscitato tante domande sul senso della nostra fede e della nostra vita in Cristo».

Al termine della celebrazione eucaristica presieduta dallo stesso monsignor Bader prima della sua testimonianza, don Arabia ha evidenziato come questa occasione rappresenti per la comunità parrocchiale «un momento di grazia per recuperare valori su cui riflettere e camminare insieme nei prossimi mesi, pregando per la Chiesa algerina che ci ricorda di essere sale: la responsabilità, cioè, propria di ogni battezzato di non perdere il sapore». Pur essendo minoranza, infatti, e non annunciando a parole il Vangelo, «si può farlo con i fatti», ha rimarcato l’arcivescovo, riferendo di conversioni «inspiegabili, se si pensa che nessuno va a predicare. Eppure tante persone chiedono il battesimo, grazie all’azione dello Spirito Santo. E tanti europei riscoprono la fede a contatto con la nostra Chiesa: si sentono accolti».

Oggi i cattolici nel Paese nordafricano sono circa 5mila, prevalentemente «stranieri che si trovano in Algeria per motivi di lavoro, oppure studenti africani che dopo qualche anno tornano nella loro terra di origine; nell’arcidiocesi si contano 57 sacerdoti, 80 religiose di 20 diversi istituti e una decina di comunità maschili». Vivono nella concretezza del quotidiano il dialogo con i musulmani: «Cerchiamo, senza provocare né mancare di rispetto, di dare testimonianza: in tantissimi casi è più efficace di una evangelizzazione esplicita, perché tocca la gente, che si chiede: “Perché preti e suore hanno lasciato il loro Paese, la famiglia, per venire nel deserto e mettersi a nostro servizio?”. In tanti chiedono la nostra presenza gratuita e pacifica».

Infine, l’arcivescovo Bader ha rivolto ai parrocchiani l’invito a offrire «uno o due anni della vostra vita per una presenza in Algeria, come laici singoli o come coppia: venite, testimoniate Cristo accanto ai giovani abbandonati per strada, alle donne che hanno bisogno di aiuto; non cerco grandi progetti, ma chi voglia mettersi a servizio dei fratelli algerini. Siamo tutti responsabili di questa Chiesa, del suo presente e del suo futuro; dovremmo esserne convinti. Perché essere cristiano non significa solo andare a Messa la domenica: il battesimo ricevuto da ciascuno è già una missione».

30 maggio 2011

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