I Gruppi di preghiera di padre Pio

Circa 180 a Roma i nuclei intitolati al santo di Pietrelcina, attivi anche nel servizio ai malati e ai detenuti di Laura Badaracchi
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La devozione come volàno per la riscoperta di una fede talvolta sopita: l’impatto con le reliquie di padre Pio da Pietrelcina è spesso all’origine della scoperta di un’esistenza segnata dalla presenza di Dio, dalla sofferenza come via per la salvezza, dalla preghiera d’intercessione e dal servizio ai malati e ai più poveri. È l’esperienza vissuta in molti Gruppi di preghiera di padre Pio, che nella Capitale sono numerosi e in continuo aumento: circa 180, disseminati nelle parrocchie dal centro alla periferia.

Domenica scorsa, presso la basilica dei Santi XII Apostoli, si sono ritrovate centinaia di persone per l’ultimo incontro diocesano organizzato dal coordinamento diocesano e regionale dei Gruppi, sul tema “Famiglia e comunità cristiana, luoghi di discernimento vocazionale”; alla riflessione pomeridiana, preceduta dal rosario, è seguita la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Mauro Parmeggiani, segretario generale del Vicariato. I prossimi appuntamenti? «Domenica 18 giugno ricorderemo il giorno della canonizzazione di padre Pio, avvenuta il 16 giugno, presso la basilica di San Lorenzo fuori le Mura», annuncia don Pietro Bongiovanni, assistente ecclesiastico del Coordinamento diocesano dei Gruppi di preghiera, nato il 6 settembre del 2000, che ha la sua sede in via Monte Meta 20. Presso la cappella del Coordinamento sono conservate alcune reliquie del santo: una benda insanguinata che appoggiava sulla piaga del costato, un mantello, un reliquario contenente gocce del sangue delle stimmate, un guanto e la stola che il frate cappuccino indossò il giorno dell’inaugurazione della “Casa Sollievo della sofferenza”. «Portiamo le reliquie presso le parrocchie che ci chiamano per alcuni giorni di catechesi», racconta don Pietro, testimoniando che padre Pio «è un santo che attira tutti, specialmente i lontani, delle diverse classi sociali. Abbiamo assistito a diverse conversioni».

Le “tre giorni” di catechesi sono iniziate durante il Giubileo e proseguono ancora oggi a ritmo continuo: circa 240 giorni di predicazione in tutto il Lazio, ogni anno. «Ovunque andiamo, verifichiamo un impatto popolare molto forte», testimonia il sacerdote, definendo padre Pio «un evangelizzatore dei nostri tempi, che parla all’uomo di una santità possibile». La prossima predicazione è in programma presso la parrocchia di San Felice da Cantalice, a Centocelle, dal 14 al 16 giugno; generalmente dopo questi giorni intensi nascono dei Gruppi per iniziativa di alcuni laici devoti di padre Pio, seguiti poi dai sacerdoti della parrocchia, che si incontrano per pregare insieme e si inseriscono nel tessuto parrocchiale, nella pastorale ordinaria della comunità locale. Ma intorno ai Gruppi gravitano anche i giovani, riferisce don Pietro: «Sono presenti alcuni Gruppi costituiti da ragazzi a San Giovanni Battista de la Salle, a Santa Faustina Kowalska e a Santa Cecilia (che si ritroveranno il 16 giugno); inoltre circa 70 universitari si incontrano presso l’istituto delle Suore di Maria Bambina, nei pressi di San Pietro: tra loro sono già scaturite tre vocazioni sacerdotali». Anche i giovani parteciperanno al pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, in programma il 9 e 10 giugno prossimi; invece il 25 giugno, ultima domenica del mese, si terrà presso la basilica di San Lorenzo fuori le Mura un incontro nel quale verranno presentate alcune lettere tratte dall’Epistolario di padre Pio. La riflessione si concluderà con la celebrazione della Messa alle ore 18.

Oltre all’adorazione eucaristica e alla preghiera (con intenzioni specifiche il 23 del mese – il sollievo della sofferenza – e ogni venerdì per la santificazione dei sacerdoti), i membri dei Gruppi si dedicano al servizio nei confronti dei malati e dei detenuti. Come racconta don Roberto Guerrieri, direttore spirituale del gruppo di preghiera “San Giuseppe Cafasso” del carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, in un articolo apparso sull’ultimo numero del giornalino dei Gruppi (visibile sul sito internet), edito dalla confraternita del Santissimo Sacramento di S. Maria in Trastevere: «Tanti detenuti che incontro nelle loro celle, nelle sezioni di reparto, nei corridoi del carcere, hanno bisogno di questa realtà, di questa speranza: della misericordia». E il cappellano ricorda un episodio vissuto durante un incontro del Gruppo di preghiera di Padre Pio, da ormai quasi 10 anni tenuto nella chiesa centrale dell’istituto di pena, a cui partecipano complessivamente circa 350 detenuti: «In un momento di silenzio si alza in piedi uno di loro e ad alta voce dice: “Preghiamo per tutti coloro a cui abbiamo fatto del male”. Poi scoppia in pianto. Il perdono non è una cosa semplice da vivere. Nemmeno da chiedere».

7 giugno 2006

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