III domenica di Quaresima: Via Crucis di umanità

Vasile, Riccardo, Antonia: tre storie di dolore e di solitudine, ma anche di riscatto e di fede. Le racconta, nella meditazione preparata per il sussidio della Caritas diocesana, il parroco di San Cleto di padre Giovanni Ferraresso

Letture: Es 20,1‐17; Salmo 18; 1Cor 1,22‐25; Gv 2,13‐25

La Parola di questa domenica di Quaresima ci presenta tre situazioni problematiche, ma stimolanti, per noi tutti.

Il Sinai. L’accoglienza e l’adesione agli indirizzi di vita che il Signore ci ha dato sul Sinai e ci dà ogni giorno attraverso i segni dei tempi e le persone che incontriamo sollevano il problema della adesione di fede nella libertà. Perché abbiamo la grande possibilità di domare i comandi del Signore a nostro piacere; di minimizzarli all’occorrenza, di negarli per convenienza. È lo spirito di ribellione che agisce in noi; siamo spesso convinti che la nostra libertà è competizione e sfida al Signore, o negazione della sua presenza. Ma i comandi di Dio sono per la nostra libertà o per la nostra sottomissione? Illuminano la vita?

Vasile che cerca luce: ogni lunedì passa alla Caritas di parrocchia e chiede solo candele. Meno spesso vestiario e qualche volta qualcosa da mangiare. Abbiamo timore che gli si bruci la baracca (vino, sonno e la candela accesa… un giorno o l’altro, non si sa mai). Di che altra luce ci sarebbe bisogno, ma intanto la situazione va così. Ci si dice: la Parola è luce ai nostri passi o miraggio illusorio?

Il Crocifisso Risorto. La seconda proposta domenicale ci presenta il cuore della predicazione di San Paolo, cioè della Chiesa: Cristo crocifisso e risorto. Ma noi siamo tentati di non recepire il messaggio perché… Perché è scandaloso che mi si narri di un Dio che si fa carne umana e finisce nella peggiore delle morti: è fallimento totale, quindi assurdo. Perché la risurrezione non è galileianamente sperimentabile, e quindi è non vera, impossibile e assurda. Noi andiamo al cuore cristiano del Vangelo per essere solidali con chi precipita nel non senso della vita e della morte, e poi risorge?

Riccardo, ma ha un altro nome, è un agnello con le zanne. Ha 23 anni, una figlia piccola da una ragazza. Vive solo lui, espulso dalla famiglia; lei dai genitori di lui con la creatura: ne ha fatte troppe. Dice: «Almeno fosse nata maschio: sarebbe diventato un parac… più di me»: testuali parole. In che ribellione si rigira? Eppure al parlargli diventa agnello, lui ribelle. Da che lato prenderlo? Non la fede, non la ragione, forse il miracolo? È un muro di gomma.

La religione mercato. Il brano, nel contesto pasquale ebraico, presenta la forza purificatrice di Gesù contro la religione trasformata in centro di potere religioso, di affari sacralizzati e lucro. Il segno più vero non è dunque più il tempio di Erode a Gerusalemme, ma il tempio che è Cristo e il tempio che sono le persone, luogo del Dio vivente. La Pasqua ormai prossima purifica la nostra fede? Ci orienta alla piena vita del prossimo?

Antonia viveva coi cani sotto un ponte del Tevere. A un passo dalla laurea, quasi medico, scoppia il conflitto dentro e fuori, con i genitori: si ribella e molla tutto. I cani, gli amici strani. Poi una trasmissione con il nome di quello che ha inguaiato Pinocchio; un pelato benefattore-profittatore-intervistatore spinge ancora più giù e alza la disperazione. Perché il valore vita non conta, conta lo spettacolo sulla pelle altrui. E qualcuno, toccato, alza le mani e la violenza su lei. Per fortuna, per caso, per provvidenza: una suora, qualche passo reciproco, una telefonata, la peggio della vita e il ritorno a casa con i lividi degli ex amici. Lividi veri di pelle e di anima e di televisione falso-solidale. Ora vive e legge perfino all’ambone. Piccola cosa? Enorme passo!

In questa domenica viene alla mente quanto ci pesa la Parola del Signore e quanta ribellione e quanta ricerca suscita, (prima lettura) magari su strade strane. Quelle del miracolismo, del prodigio e del raggiramento spirituale (seconda lettura). E intanto allestiamo mercati religiosi disposti a dare mercanzie sacrali piuttosto che stare, restare e restaurare il tempio del Dio vivente nel prossimo e riconoscerlo vivente oggi (Vangelo). Pietre distrutte del tempio del Vivente, Decalogo coniugabile con quello del Sinai, Parola viva sulle peggiori strade e smascheramento dei mercanti di sacri tarocchi. O forse Via Crucis di umanità? Percorriamola con Cristo raccattando le pietre sparse del Tempio: così si riedifica.

Padre Giovanni Ferraresso
Parrocchia San Cleto

12 marzo 2009

Potrebbe piacerti anche