Le tipologie della coppia, immagini “sul campo”

di Angelo Peluso

Nell’ambito dell’attività clinica del Servizio di Sessuologia clinica dell’ospedale Fatebenefratelli, iniziato nel 1978 , abbiamo più volte delineato in questi anni alcune tipologie delle coppie nei vari momenti storici. È utile sottolineare come la funzionalità o la disfunzionalità sia molto soggettiva e peculiare di ogni singola coppia, per cui talvolta capita che certe apparenti situazioni anomale per molti sono invece positive per quella specifica coppia e viceversa quello che può essere la norma per la maggioranza può risultare molto negativo in certe realtà coniugali.

Vediamo le ventisei tipologie di coppia più diffuse, tenendo sempre presente che questa è una classificazione molto generica per dare delle “fotografie” di alcune realtà coniugali e che come tali non permettono di delineare gli intrecci familiari di ogni storia di vita. In seguito ne analizzeremo alcune nel dettaglio.

Le prime tre tipologie hanno dei tratti di somiglianza per lo scarso coinvolgimento nel rapporto di coppia. Quasi sempre il rapporto affettivo è nato su basi molto razionali in cui l’intimità è vissuta solo a livello intellettuale. La complicità non è considerata necessaria al rapporto e anzi temuta: il partner tuttavia viene vissuto come una fonte di sicurezza emotiva.

La prima fotografia è stata chiamata “coppia business”: i due partner hanno investimenti separati, si raccontano i rispettivi successi e non tendono a sopraffare l’altro, ma hanno bisogno della sua attenzione e considerazione. Il successo è importante per la propria identità e per giustificare l’interesse che l’altro ha nei propri confronti, altrimenti si sentono inutili a se stessi e al partner. Sono soggetti ad una facile depressione coperta da comportamenti esuberanti; non sanno guardarsi negli occhi.

Secondo ritratto, quello del “manager”: i due partner hanno investimenti separati, tendono a sopraffarsi, c’è la lotta su chi sia il più bravo. L’altro è l’elemento di confrontoscontro per tutta una serie di ragioni legate alla loro storia relazionale. Recitano un’immagine di coppia quando sono con la gente (li fa sentire forti), ma non sono una coppia quando sono insieme. La terza fotografia è stata chiamata “coppia da gioco televisivo”: hanno una scarsa complicità e sono soggetti a molte stereotipie culturali.

Passo poi alla “coppia gabbia d’oro”: guardano disgustati il mondo esterno a dispetto della loro perfezione. Vengono entrambi da famiglie di origine molto rigide, delle quali hanno riproposto fedelmente il modello. Difficilmente vivono delle emozioni (considerate segno di debolezza) ma giudicano negativamente quelle altrui.

La quinta fotografia è stata chiamata “coppia telefonica”: hanno una buona complicità solo al telefono, cioè la capacità all’ intimità esiste solo potenzialmente a livello psichico, ma non la sanno vivere nella realtà. Sfuggono al confronto e lo rimandano sempre ad un ipotetico “giorno dopo”.

“Virtuale” è una “coppia-fiction”, in cui – come nella realtà virtuale – i due si toccano senza toccarsi. Il loro rapporto è tutta un’illusione di benessere, di modelli preconfezionati. Scappano di fronte ad una situazione non prevista e ogni cosa deve rispettare regole prefissate senza alcuna partecipazione emotiva.

La “coppia internet” invece fu da noi concettualizzata la prima volta nel 1997: tendono a comunicare attraverso messaggi in codice, ognuno preso dalle proprie attività. “Navigano” alla ricerca della propria identità per cui l’altro è vissuto solo come “un momento di passaggio” in attesa di nuovi eventi.

Abbiamo dato il nome di “credit card” alle coppie che hanno un investimento programmato fino ad un certo limite, proprio come quello imposto dalle banche alle carte di credito. Vivono l’intimità solo in contesti ad hoc, sognano insieme, ma si perdono nella quotidianità di fronte al più banale degli imprevisti che si illudono di poter controllare, ma che di fatto mettono a nudo la loro fragilità come individui e come coppia.

La “coppia telecomando” è composta da due persone che cambiano spesso umore e non sempre sono in sintonia con l’altro: ogni scelta, ogni decisione, ogni emozione è sempre fuori fase rispetto a quelle del partner. La loro lotta è far sintonizzare l’altro sul proprio canale!

La decima fotografia è la “marmitta catalitica”: sono coppie che entrano in funzione solo dopo una certa temperatura e livello di stress. Si devono sentire “costretti a …”, altrimenti tendono a vivere alla giornata. Recitano di solito una buona immagine sociale e hanno consensi che permettono loro una libera circolazione in tutti gli ambienti dove esibire una “esteriorità” che può esistere solo con il consenso degli altri.

Altro ritratto, la “coppia fuori produzione”, che cerca di imitare modelli antichi presi qua e là, caratterizzata da un’insoddisfazione mascherata che fa trasparire, ma che nega subito se qualcuno li critica e mette in discussione la sua immagine. Si chiudono perciò a riccio ritrovando la complicità perduta nel pericolo della crisi.

Le due tipologie che seguono presentano coppie con una buona alleanza e complicità. Sono modelli enormemente positivi sia per i figli sia per le altre coppie; hanno sempre l’umiltà di chiedere un parere a terzi per qualsiasi eventuale problema. Nella “coppia in crociera” vige la regola dell’«eterna vacanza» ed è una buona difesa contro gli stress del mondo esterno; reagiscono alle difficoltà parlandone, coinvolgendo gli amici a casa, c’è molta apertura di confini. Un ponte levatoio sempre abbassato per permettere ad altri l’accesso sulla propria isola. La coppia “carnevale a Venezia” vive mille identità, sa tornare a ieri, ma anche proiettarsi nel futuro. L’essere felici e contenti è nella gioia di non essere e non sentirsi mai soli nell’allegria e nel dolore.

13 marzo 2009

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