Il bene e il male nel presepe di Pietralata

All’incrocio tra via Feronia e via dei Durantini, l’originale allestimento della Natività è corredato da pannelli fotografici che rappresentano figure doppie in contrapposizione di Jacopo D’Andrea

Le statuine di gesso e le fotografie. È diverso dagli allestimenti tradizionali il presepe all’aperto, allestito dal comitato di quartiere “Durantini Pietralata” in collaborazione con la parrocchia di San Michele Arcangelo. A poche centinaia di metri dalla fermata metro dei Monti Tiburtini, di fronte a un piccolo parco pubblico, dove via Feronia s’incrocia con via Durantini, i passanti si fermano ad ammirare l’originale allestimento della Natività. Un vero “presepe di quartiere”, realizzato all’angolo di una strada.

«Alcuni dicono che Pietralata sia una zona malfamata, ma il nostro presepe, in cinque anni che lo facciamo, non è stato mai toccato da nessuno», ci tiene a sottolineare Francesco Fabiano vicepresidente del comitato “Durantini Pietralata”. E lancia anche una proposta: «Perché non viene organizzato una specie di concorso dove tutte le parrocchie e i comitati allestiscono per strada il loro presepe in uno spirito non di gara ma di vera testimonianza cristiana?». Già, perché il presepe di via Durantini quest’anno vuole lanciare «un messaggio di cambiamento sollecitando chi lo guarda a rinnovare la vita vera rappresentata dalla Natività del Cristo», come spiega Gianni Ottaviano portavoce del comitato promotore dell’allestimento. E così, largo anche alle novità “sperimentali”.

Il presepio di quest’anno, infatti, non si basa – come negli anni scorsi – su ricostruzioni storiche della vecchia Pietralata, una delle 12 “borgate ufficiali”, quelle esterne al Piano regolatore generale del 1931. «Il presepio di quest’anno è in buona parte fotografico», afferma Ottaviano. E così, come cornice alla Natività, fatta di statuine di gesso e resina, il “Durantini Pietralata” ha posto dei pannelli fotografici che «rappresentano delle figure doppie in contrapposizione – riprende Fabiano –. Il bene e il male, l’odio e l’amore, il semplice e l’artefatto, il vero e il falso, il perdono e la vendetta: tutto questo per rappresentare un mondo in cui sembrano dimenticati i valori del Vangelo». Il tutto in nome del motto «perché il mondo creda, come è scritto in Giovanni 17, 20-23», prosegue Fabiano sintetizzando il senso ultimo di questo presepe che ha richiesto tre giorni di lavoro.

«Dalla costruzione della struttura in compensato che lo contiene, al posizionamento delle statuine e delle foto», specifica Antonio, un giovane membro del comitato. Il ragazzo, in pausa dagli ultimi ritocchi all’opera, confessa che gli abitanti di Pietralata non vedevano l’ora che il telo che copriva il presepe venisse tolto al più presto. «Quest’anno purtroppo, abbiamo iniziato tardi l’allestimento per colpa della pioggia», rivela Fabiano.

27 dicembre 2010

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