Il calcio secondo Agostino Di Bartolomei

Presentato il “Manuale” scritto dall’indimenticato capitano della Roma di Nils Liedholm, scomparso tragicamente nel ’94. I proventi della vendita andranno a sostegno dell’associazione Calciosociale di Daniele Piccini

Primo: «Il calcio è un gioco di squadra. Nessuno può vincere una partita da solo. Il successo dipende in gran parte dall’unione e dall’impegno di tutti, anche delle riserve, che lottano per vincere aiutandosi l’un l’altro». Comincia così “Il Manuale del calcio”, scritto da Agostino Di Bartolomei, indimenticato centrocampista e capitano della Roma di Nils Liedholm, scomparso tragicamente il 30 maggio 1994, presentato a Roma ieri, 5 novembre, nella libreria Fandango. Nelle primissime pagine di questa summa del suo stile professionale e di vita – scritta a partire dal marzo 1985 – traccia un percorso in dieci tappe: una fuga dalla schiavitù del calcio moderno ante litteram, dove il risultato conta ormai più del divertimento, la vittoria più dell’avversario, la prestazione più del rispetto del proprio corpo.

«È un libro educativo – spiega Walter Veltroni, l’ex sindaco della Capitale che nel 2004 ha intitolato una strada all’ex capitano della Roma – che andrebbe distribuito ai ragazzi delle scuole. È un vero manuale che contiene tutti i valori del calcio. Insiste sull’altruismo, che non è mai in contrasto con il talento personale. Dedica attenzione alle regole: il calcio è lo sport più bello del mondo solo se le si rispettano. Se le partite sono telecomandate, come abbiamo visto nel recente scandalo delle scommesse o nei processi a “calciopoli”, il gioco perde il suo fascino».

Il calcio “secondo Di Bartolomei” sconfessa i principi individualistici del liberismo, dimostrando che l’altruismo, il gioco di squadra, è più conveniente. «Il calcio – ribadisce Lucio Caracciolo, direttore della rivista “Limes” e tifoso della Roma, intervenendo anche lui alla presentazione del volume, nella libreria di via dei Prefetti – ci obbliga a fare cose per gli altri che altrimenti non faremmo. L’attuale allenatore della Roma, Zdenek Zeman, si è lamentato, in un’intervista, del fatto che i giocatori prima della partita, invece di parlare tra di loro, si isolano ascoltando la musica con le cuffie, perdendo la bellezza del contatto con gli altri. Zeman denuncia che i giocatori di oggi sono sgarbati, privi di spirito di cooperazione».

Tutto diverso lo stile di Agostino Di Bartolomei che nel suo “Manuale” insegna la cura dell’avversario, vicina allo scrupolo del buon samaritano: «Aiutare il proprio avversario a rialzarsi se abbiamo commesso il fallo», scrive tra le sette regole di comportamento verso l’arbitro. «Questo non è un libro di sport o di calcio – spiega ancora il giornalista Marino Bartoletti, che firma la presentazione del libro – ma di educazione civica. Ci ricorda che non solo il calcio, ma anche la vita è uno sport di squadra». Un capitano come Di Bartolomei è un seme che dirige le sue radici verso il futuro, promettendo fioriture nelle generazioni a venire: «Vorrei anche io rappresentare un giorno per la Roma quello che ha rappresentato Di Bartolomei», dice Alessandro Florenzi, giocatore della Roma, romano e romanista come Di Bartolomei. «Quello che “Ago” ha scritto negli anni ’80 è ancora attuale. Il calcio – prosegue Florenzi – non è quell’ora e mezza di gioco. Inizia al mattino, quando ti alzi e fai colazione. Quando vai ad allenarti qualche minuto prima degli altri, per evitare infortuni».

I proventi della vendita del volume andranno alla ristrutturazione, a Roma, su un terreno confiscato alla criminalità organizzata, di un centro sportivo per ragazzi con disabilità psico-fisiche, “il campo dei miracoli”, gestito dall’associazione Calciosociale. «Questo – dice in conclusione Luca Di Bartolomei, figlio del calciatore, che ha trovato e curato il manoscritto del “Manuale” – è un libro per i tifosi di Ago. Un libro che nasce da lui e arriva fino al calcio sociale. Ci ricorda che la vita è semplice, come il calcio. Che solo se ci ricordiamo di vivere con semplicità possiamo fare grandi cose».

6 novembre 2012

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